3- I primi esami…non finiscono mai

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Notte prima degli esami, notte di polizia, certo qualcuno te lo sei portato via,
notte di mamme e di papà col biberon in mano, notte di nonne alla finestra,
ma questa notte è ancora nostra, notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni di coppe e di campioni, notte di lacrime e preghiere…

Antonello Venditti

 

E anche lo spettacolo di fine anno dei miei ragazzi è passato. Abbiamo riso, ballato, cantato e ci siamo divertiti e così per fortuna la testa non è andata per conto suo. Niente pensieri brutti stasera, solo sorrisi che mi hanno ritemprato davvero nel cuore e nell’anima. Per fortuna poi che nessuno si sia accorto di nulla: non ce l’avrei fatta a raccontare quello che mi avevano detto solo poche ore prima perché non mi va proprio di farmi compatire, non sono fatto così. In fondo poi ci sono ancora tanti esami da fare e,  magari dalla biopsia, quando decideranno di farmela, uscirà che non ho nulla e che è stato tutto un brutto sogno… Magari….

Razionalmente lo so anche io che questo non sarà possibile, ma penso che in certi momenti sia normale attaccarsi a tutto.

Passa qualche giorno e il mese di giugno fa capolino e a inizio mese c’è il primo esame da fare, la TAC. L’esame in sé non é nulla di trascendentale, ma lo ricordo sempre col sorriso per quello che accade nei momenti che la precedono, un aneddoto divertente, se non quantomeno comico. Prima di un esame di questo tipo, soprattutto se come  nel mio caso è necessario usare il mezzo di contrasto, c’è un passaggio obbligato: il consenso informato. Proprio in quel momento il dottore del Santa Corona che mi ha preso in cura dà del suo meglio. Dopo avermi spiegato nel dettaglio e lentamente le tecnicità e le particolarità dell’esame, mentre mi parla del liquido di contrasto che mi verrà iniettato conclude tutto d’un fiato più o meno così :”puòavereeffetticollateralieinraricasipuòportareallamortemanonèilsuocaso.Firmaqua?”. In quello stesso istante mi indica il fondo del foglio e mi guarda come se nulla fosse con un sorriso… Se ci ripenso rido ancora adesso, mi sembrava la classica frase che si sente alla fine degli spot pubblicitari dei farmaci.

Passa un’altra settimana di normale vita in cui cerco di non pensare a nulla e arriva il momento della Risonanza Magnetica. La RM altro non è che una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici e onde radio, senza esporre il paziente a nessun tipo di radiazioni. Viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare sia lo scheletro e le articolazioni, sia gli organi interni. In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

Sinora ne ho fatta solo una al ginocchio dopo un incidente in motorino e mi ricordo che in quel caso mi avevano dato le cuffie per non sentire il rumore forte che fa la macchina quando è in funzione. Questa volta per mi dicono chè non si può: le zone da analizzare si trovano in prossimità del collo e quindi le cuffie potrebbero dare fastidio. Vabbè, ce la farò lo stesso.

Ho solo un po’ d’ansia al pensiero di dover entrare in quel tubo, anche se non soffro di claustrofobia o di attacchi di panico, se mi sento costretto in uno spazio angusto per tanto tempo sinceramente non so come potrei reagire. Fino ad ora non ci sono mai passato per mia fortuna, ma ora devo comunque tenere in considerazione tutto. Per evitare ogni problema cerco quindi di predispormi psicologicamente all’esame: occhi chiusi, pensieri positivi e controllo della respirazione mi aiuteranno, ne sono sicuro.

Entro nello stanzino e mi preparo: via collana orologio e tutto ciò che può dar fastidio nel “tubo”, rimango solo con il camice verde di pannocarta, la maglietta, gli slip e i calzini per proteggermi dal freddo dell’aria condizionata che abbassa la temperatura della stanza. Mi stendo sul lettino e come prima cosa mi danno in mano un pulsante da premere nel caso dovessi avere qualunque problema, dopodiché mi bloccano la testa e mi mettono una sorta di “cestino” a coprire il volto. È in quel momento chiudo gli occhi e inizio a cercare di rilassarmi il più possibile. Sento solo che mi appoggiano una coperta sulle gambe e poi il lettino che scorre, le spalle scivolano dentro al tubo. Ad occhio e croce credo di essere entrato  fino alla vita. Una volta dentro mi accompagna un rumore sopportabilissimo, ma continuo che alla lunga diventa più fastidioso di una bussata di Sheldon Cooper (chi come me ama Big Bang Theory sa di cosa parlo…). Si alternano suoni simili a quello di uno scanner per documenti ma con dei forti tonfi (ton, ton, ton), ticchettii più ravvicinati e  colpi più forti e discontinui. Là dentro cerco il più possibile di estraniarmi da tutto, provo a pensare al profumo dei torcetti della nonna che mi ricordano la mia infanzia o di trovarmi sdraiato su un materassino in mezzo a un mare calmo. Cerco di rimanere il più possibile tranquillo, anche se mi rendo conto che i minuti passano e non mi tirano ancora fuori ed è a quel punto che mi sale un po’ l’ansia… il demone nella testa mi dice di premere il pulsante, io però non lo ascolto: se lo schiaccio poi rischio che si debba ripartire dall’inizio e proprio non ne ho voglia. Così, cercando di muovermi il meno possibile per non compromettere la buona riuscita dell’esame, provo ad aiutarmi con la respirazione e per fortuna ho successo. Passa ancora qualche minuto, eterno nella mia testa e tutto finalmente finisce. Sento scorrere il lettino e rivedo la luce sopra i miei occhi. Il medico mi “libera” e mi dice che è tutto a posto: le immagini vanno bene e il referto arriverà nei giorni successivi.  Mi sento frastornato, mi sembra di aver passato un’eternità dentro a quel tubo, guardo l’orologio e mi accorgo che è trascorsa più di un’ora da quando sono entrato. Non so se sia un segno buono o cattivo, ma apprezzo di essere uscito, finalmente. Ora posso rilassarmi un po’, e un bagno in mare in questo caldo pomeriggio di giugno non me lo leva nessuno. Ho bisogno di un po’ di aria e di un po’ di libertà.

Il giorno dopo la risonanza inizia il mondiale di Germania, e per me che amo il calcio è un appuntamento immancabile. Sul  mio blog personale, una moda all’epoca, scrivo un post per presentare la partita raccontando aneddoti personali e non, elencando i precedenti e spizzicando qua e là qualche numero e qualche curiosità. Se dovessimo mai vincere con il Ghana diventerà un appuntamento fisso, scaramantico, per tutta la durata della rassegna iridata… Io non lo so ancora, ma quel giorno inizio un viaggio dentro il web che continua ancora oggi…

Un altro appuntamento fisso del Mondiale 2006 è la visione in gruppo al Pub Barone Rosso di Pietra Ligure con gli amici, se porta bene anche questa si deve ripetere fino in fondo. Alle 20.30 siamo già tutti lì, ai nostri posti intorno al tavolo: io, Davide, Matteo Toni, Garu e Maury Magico, i Fab 5. Pirlo e Iaquinta ci regalano la prima gioia, ça va sans dire che l’appuntamento diventerà il più possibile fisso e non si dovrà cambiare lo schieramento per nessun motivo! Non cambieranno nemmeno le ordinazioni: il panino Malibù, la coca media e le patatine mi accompagneranno fino a Berlino…. “Benedetta” scaramanzia, almeno penso a quello e scaccio i brutti pensieri.

Nel frattempo i giorni scorrono lenti e allo stesso tempo veloci: continuo a lavorare, fondamentalmente mi sento bene e in forze e allora voglio vivere la mia vita nel modo più normale e naturale possibile continuando con le mie abitudini di sempre. So che questo non solo aiuta me, ma anche i miei cari che sono preoccupati per la mia salute.

Entriamo nell’estate è il 21 giugno e arriva la telefonata dall’Ospedale: TAC e Risonanza non hanno dato gli esiti sperati,  occorrerà fare la biopsia e asportare la bugna  che è sul mio collo. C’è anche la data: il 29 giugno, mi opereranno in Day Surgery (ingresso in ospedale la mattina alle 7 del giorno dell’operazione e dimissione quello successivo salvo complicazioni). Il 28 gli azzurri giocheranno contro l’Australia gli ottavi di finale conquistati anche grazie all’imprescindibile aiuto dei Fab 5 che non sbagliano un colpo! J

Alla fine della fase a gironi con il mio fraterno amico Davide ci guardiamo negli occhi e entrambi abbiamo una sorta di presentimento: gli azzurri per noi hanno tutto per arrivare in fondo e così decidiamo di scommettere sull’Italia Campione. Andiamo al punto più vicino ma essendo liguri e soprattutto non essendo scommettitori abituali, siamo conservativi. Il nostro budget è di 10 euro a testa suddivisi così: 5 euro sull’Italia (data a 8), 2 su un Ghana vittorioso sul Brasile (pagato altissimo) e gli altri 3? Guardo le 16 qualificate e le loro quotazioni, poi mi giro verso Davide e gli dico deciso: “Puntiamoli sulla Francia che è data a 28 ma secondo me arriva in fondo…”. Manco me lo sentissi…

La  partita con l’Australia è alle cinque del pomeriggio, siccome so che sarò assente nei giorni successivi cerco di chiudere tutto ciò che ho da fare a lavoro entro la serata, a costo di prendere il treno delle 8 per tornare da Genova. Non posso raggiungere i miei amici al pub, speriamo non sia un cattivo segno… Per fortuna in Costa Crociere decidono proiettare la partita sulle tv interne dove normalmente si vedono le immagini pubblicitarie. Non ho tempo di guardarla, ma corro ogni volta che sento urlare quelli che hanno fermato le loro attività per vederla. Il rigore di Totti lo vivo lì, con il cuore in gola, ed esulto abbracciando i miei colleghi. L’ufficio sembra uno stadio, mancano solo le trombette e qualcuno che lanci la Hola

L’Italia è passata, io ho finito le mie cose e alle 19.51 salgo sul treno verso la mia Pietra Ligure, arriverò alle 21.20, il viaggio è lungo. Leggo un po’, ma poi inevitabilmente il pensiero corre a domani mattina: speriamo vada tutto bene, ma soprattutto speriamo di sapere presto di preciso se è giusto il sospetto del medico che mi ha parlato qualche tempo fa. Il lavoro, gli amici, gli affetti e i ragazzi di Lippi hanno tenuto la mia testa occupata sino a oggi, ma domani ci sarà un momento importante e forse presto finalmente sapremo qualcosa.

Non posso però vivere con l’ansia fino a quel momento, voglio pensare positivo e così guardo la mia immagine riflessa nello specchio nel buio della galleria e decido di… sorridermi. Qualunque cosa accada la affronteremo e la vinceremo insieme Mauri, io e te, un passo alla volta.

Al domani ci penseremo, appunto… domani!

Stasera rilassati più che puoi che domattina devi essere in forma!

…continua…

Maurizio Romeo
Maurizio Romeo
Blogger, dalla terapia nel 2006 perché colpito da Linfoma non Hodgkin alla Maratona di Roma 2016. #Unpassoallavolta verso la speranza

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