4- Il pensiero positivo

Home / Storie di speranza / La mia storia / 4- Il pensiero positivo
< Il passo precedente: 3- I primi esami…non finiscono mai

“L’arte del saper vivere
consiste nell’avere gli occhi
di chi ne ha passate tante
e il sorriso di chi le ha superate tutte.”

Anonimo

La sveglia suona prestissimo, alle 7 devo già essere in ospedale perché oggi si entra in sala operatoria. Si farà tutto in Day Surgery e questo per fortuna mi ha evitato il ricovero già da ieri sera. Stanotte almeno ho dormito nel mio letto anche se probabilmente almeno per la prossima credo mi toccherà fermarmi in ospedale. Non so ancora bene cosa mi aspetti ma sono fiducioso che tutto andrà bene. Per fortuna sono il primo della lista, una buona notizia perché almeno non dovrò aspettare e la testa sarà subito più occupata senza perdersi in assurdi giochi mentali. Entro nella stanza preoperatoria e mi preparo, rimango solo con il camice e i miei pensieri, sdraiato sul lettino in attesa che mi vengano a prendere. In quel momento cerco solo di stare tranquillo e così penso alle persone che amo di più: i miei due splendidi genitori e la mia sorellina che stamattina mi hanno accompagnato in ospedale e cercano di non farmi vedere né sentire le loro preoccupazioni. Mi si stringe il cuore pensando a ciò che stanno passando: quando sai che c’è qualcosa che può mettere a repentagli la vita di tuo figlio e ti senti impotente perché non puoi fare nulla è per certi versi ancora più difficile. In quel momento penso che non dovrò farmi mai vedere giù da loro, non posso far sentire anche questo peso sulle loro spalle. Affronterò tutto con il sorriso anche per loro, per rendere più lieve questa mia, anzi questa NOSTRA battaglia. Così potremmo vincerla insieme! All’altra opportunità non ci penso nemmeno per ora. Ottimismo è la parola d’ordine.

Nel mentre che le mie labbra abbozzano un leggero sorriso arriva l’anestesista e oltre a riportarmi alla realtà mi porta in sala operatoria. Ho scelto di fare l’operazione in anestesia locale e ci sono due semplici ragioni: la prima è che il decorso post operatorio dovrebbe essere più veloce, la seconda, non meno importante, è che anche l’operazione voglio “viverla” in prima persona. Così accade, anche se c’è un telo che proprio sotto il mento mi copre la visuale, ma la vita non è fatta di sola vista e così raccolgo gli odori e i rumori che mi accompagnano nell’oretta che vivo insieme ai miei tre angeli custodi:i due chirurghi e l’anestesista. Chiacchieriamo anche del più e del meno, mentre in sottofondo c’è anche la radio a tenerci compagnia. La prima canzone che passa è “Relax, Take it Easy” di Mika. Dapprima la ascolto distrattamente, poi faccio caso alle parole:

Relax, There is an answer to the darkest times – Rilassati, c’è una risposta anche ai tempi più bui

It’s clear we don’t understand but the last thing on my mindE’ chiaro che non capiamo ma l’ultima cosa che mi passa per la testa

Is to leave youè lasciarti

I believe that we’re in this together credo che ci siamo dentro assieme

Don’t scream, there are so many roads left non urlare, ci sono così tante strade da percorrere

Non sarà un caso. Lo prendo come un messaggio e un segno che non sono solo… e sorrido alzando gli occhi al cielo.

Tra una canzone e l’altra arriva poi anche il momento del giornale radio e non si può non parlare della partita di ieri. L’uomo del momento è Francesco Totti, che con freddezza ha segnato il rigore decisivo al 93′ e ha portato l’Italia ai quarti di finale. “Il cucchiaio? Avevo pensato di farlo. Poi ci ho ripensato ed ho battuto come avete visto..” così il Pupone ai microfoni della radio. Confesso che il timore lo avevo anche io ieri sera, ma sono contento che nel dubbio abbia tirato forte nell’angolino. Segnando.

Ecco, ora sono in una sala operatoria, sdraiato su un freddo lettino, con tre persone che stanno portando via un pezzo di me per capire se c’è qualcosa che non va e io mi preoccupo per il rigore di Totti. Non sono molto a posto…

Intanto li sento armeggiare sotto quel telo, sento il rumore dei ferri fino a quando il chirurgo mi avvisa che l’intervento è terminato e tura giù il telo. Prima di rimandarmi in stanza, mi dice che tutto è andato tranquillamente, ma per sapere qualcosa bisognerà attendere il referto istologico. Mi dice che manderanno una parte del linfonodo che mi hanno asportato anche all’ospedale di Genova, per avere una doppia certezza sulla correttezza del referto. Per ultimo mi fa vedere un “palloncino” collegato a un tubicino che esce direttamente dal mio collo: è il drenaggio che dovrà rimanere lì per qualche giorno, poi dovrò tornare in ospedale per farmelo levare e togliere i punti.

Rientro in stanza e riaccendo il telefono. Arrivano davvero tanti messaggi per chiedermi se tutto è andato bene e per farmi gli auguri di una pronta guarigione.  Fra tutti però ce n’è uno che mi colpisce più degli altri ed è quello di Elena. Siamo amici da più di 10 anni e sono stato anche il suo testimone di nozze, ma negli ultimi mesi qualcosa è andato storto e ci siamo un po’ allontanati. Non ricordo nemmeno perché,  ma forse il troppo orgoglio mi ha spinto,  sbagliando,  a non approfondire. Apro il messaggio e il contenuto mi toglie il sorriso perché la mia amica mi avvisa che Don Franco non c’è più… Don Franco è il papà di un nostro comune amico, un cuore bianconero con cui ho diviso anni di posticipi e partite di Champions League al bar della stazione di Pietra Ligure. Un uomo dall’espressione malinconica, ma che allo stesso tempo aveva sempre la battuta pronta, quella che arrivava sempre al momento giusto per regalarti il sorriso. Amava il calcio e negli anni precedenti per me “non era sabato” se non ci si vedeva in piazza anche solo 5 minuti e si parlava un po ‘ della nostra amata Juve. Il problema era quando non ci si vedeva perché, ça va sans dire, la Juve perdeva… Tradizioni di un recente passato che ora mi fanno venire le lacrime agli occhi… mi mancherà Don Franco! Asciugo la lacrima che mi solca la guancia e rispondo a Elena, le racconto dove sono e il perché… non passa nemmeno un’ora che lei apre la porta della mia stanza. Via le cose brutte, via l’orgoglio, è il momento di scrollarsi di dosso i brutti pensieri e di ricementare un’amicizia, un altro sorriso che il buon Franco ha voluto regalarmi nel suo triste addio, mi ha ridonato quell’Amica che per me è una sorella. Non lo potrò salutare perché il suo funerale è domattina,  ma appena mi sarò ripreso andrò a dargli il mio silenzioso saluto dove ora riposerà in pace. È una promessa e la manterrò appena esco di qui.

Tra una telefonata e l’altra sono tanti gli amici che vengono a trovarmi in ospedale. Quella sera poi, fra tutti, c’è uno dei miei toccasana: il buon Tiziano che insieme alla sua Cinzia riescono ad allietare questa mia serata “alternativa”. Tiziano è una delle persone più positive che io conosca, sempre con il sorriso e la battuta pronta, ma con un carisma e un carattere da far invidia. Uno che vorresti avere sempre nella tua squadra perché sai che non solo saprebbe tirare su il morale alla truppa, ma che sarebbe anche capace di tirare fuori il meglio da ognuno. Quella sera rischia anche di farmi saltare i punti quando a un certo punto fissa il mio drenaggio e mi dice: “Ma senti un po, più tardi viene a trovarti il Cardinale di Napoli?”. Io ingenuo chiedo:“Perché? “. E lui con aria seria e sorniona mi risponde in tempo zero: “No sai, visto che hai l’ampliamento di San Gennaro attaccata al collo, pensavo che venisse a controllare se il sangue si scioglie per davvero…” . Ne segue una risata che coinvolge tutti i miei compagni di stanza. Anche il signore davanti a me, che solo ora mi accorgo essere uguale al papà della serie cartoon de I Griffin…

L’indomani dopo le visite di rito mi dimettono, sto ancora qualche giorno a casa a riposo prima di ritornare a lavoro. Nel frattempo i Fab5 tornano all’opera al Barone Rosso e accompagnano gli azzurri nel vittorioso 3-0 con l’Ucraina. Siamo in semifinale contro la Germania e, considerato il numero di tedeschi in vacanza da queste parti, sarà un match quasi cruciale anche per noi pietresi…

Il giorno prima della semifinale è previsto che torni in ospedale per farmi togliere l’ampolla (come la chiama il mio amico Tiziano) e così faccio. I dottori controllano tutto, mi chiudono  il piccolo buco da dove usciva il drenaggio con un punto “autoassorbente” e mi tranquillizzano dicendomi che il decorso procede bene.

Quel punto però rischia di saltarmi la sera dopo: è tutta colpa di Fabio Grosso e Alex Del Piero. Il primo mi fa esultare come un matto dopo quasi 120 minuti quando ormai si pensava che l’accesso alla finale si sarebbe decisa ai rigori. Il secondo…. Perché al suo gol salto in aria e, non mi vergogno a dirlo, mi commuovo e piango… sì, piango come se avesse segnato un fratello. Forse è anche uno sfogo emotivo per quello che sto tenendo dentro ormai da settimane, ma finisco per immedesimarmi con un ragazzo che ha solo un anno più di me, che ne ha passate tante e sono contento per lui.. ripensarci ora: io che in quella situazione mi commuovo per un calciatore, per il Capitano della mia squadra che non sa nemmeno della mia esistenza fa fin sorridere, ma quelle lacrime erano sincere.

Italia in finale comunque e… vuoi vedere che vinciamo la scommessa? La sera del 4 luglio 2006 ci dice che, comunque andrà la finale del mondiale metterò in tasca qualcosa perché un rigore di Zidane e le parate di Barthez portano i galletti francesi a sfidare gli azzurri per la Coppa più prestigiosa. La Francia è una sorpresa che per arrivare in là ha eliminato Spagna, Brasile e il fortissimo portogallo di Figo, Deco, Rui  Costa e di un giovane Cristiano Ronaldo. Sarà dura, ma comunque vada sarà un successo… E anche se vincerei molto di più se vincessero i cugini d’Oltralpe, ovviamente mi auguro di festeggiare una vittoria mondiale… male che vada avrò una piccola consolazione.

Pochi giorni prima della finale mi telefonano dall’ospedale, sono arrivati i referti della biopsia e c’è la diagnosi definitiva: Linfoma non Hodgkin. Ora finalmente so con certezza il nome del mio “avversario” e da buon sportivo inizierò a studiarlo per capirne le debolezze. Nel frattempo grazie anche allo zio medico ci informiamo sul posto più giusto dove farmi curare: la scelta cade sul San Martino di Genova che mi dicono sia uno dei migliori centri del nord Italia. In questo momento non posso che fidarmi di loro. Questa sarà una scelta che oltre a salvarmela finirà per cambiarmi davvero la vita, oggi però non lo posso sapere…

Prendiamo intanto appuntamento con il Primario per la settimana successiva e fino ad allora non voglio più pensare a nulla…

Ora mi godo la finale… Passione fino al 90’. Intanto i Fab5 si allargano e diventano Dream Team per la finale , a parte Matteo Toni stasera ci sarà solo per un tempo… ma ci penserò io a tenerlo aggiornato. Inno cantato ad una voce da tutto il dehor del Barone Rosso, rigore per la Francia e Zidane che segna, il pareggio di Materazzi (“Siamo ancora vivi” (cit.)), il gol giustamente annullato a Toni, le paratone di Gigi e le emozioni sui rigori… Trattengo il fiato al momento del rigore di Alex… ed esplodo al gol, ora manca poco… Ci pensa Fabio Grosso a farci urlare tutti. 24 anni fa ero un bimbo di 7 anni che correva per il cortile di casa urlando “Campioni del mondo!!”. Oggi sono un bambino di 30 (quasi 31…) che questa sera ha solo voglia di festeggiare e sulla Ford di Tiziano andiamo avanti e indietro per la riviera a sventolare il tricolore. Stasera nella mia testa si instaura un pensiero: festeggerò presto anche un’altra grande vittoria. Ma a questo  penseremo in un altro momento… È il momento di fare un passo alla volta. Stasera la testa è piena di immagini indelebili, grazia anche alla Coppa del Mondo vissuta con il cuore in gola e agli 80 euro vinti.

Vuoi vedere che anche questo è un buon segno?

 

…continua…

Maurizio Romeo
Maurizio Romeo
Blogger, dalla terapia nel 2006 perché colpito da Linfoma non Hodgkin alla Maratona di Roma 2016. #Unpassoallavolta verso la speranza

Leave a Comment


Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /homepages/9/d630929231/htdocs/clickandbuilds/Unpassoallavolta/wp-content/themes/helpme/functions.php on line 411
WhatsApp Contattami su Whatsapp
X