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unpassoallavolta – #Unpassoallavolta https://www.unpassoallavolta.eu Official Page Fri, 20 Nov 2020 14:27:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 https://www.unpassoallavolta.eu/wp-content/uploads/2017/06/cropped-UPAVLogo-32x32.png unpassoallavolta – #Unpassoallavolta https://www.unpassoallavolta.eu 32 32 Consegnato il Suntech CT-40 all’Ospedale San Martino di Genova https://www.unpassoallavolta.eu/consegnato-il-suntech-ct-40-allospedale-san-martino-di-genova/ https://www.unpassoallavolta.eu/consegnato-il-suntech-ct-40-allospedale-san-martino-di-genova/#respond Tue, 04 Jun 2019 15:38:56 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=2317 Consegnato il Suntech CT-40 all’Ospedale San Martino di Genova

L’Associazione Giacomo Sintini e #unpassoallavolta al fianco del Ospedale Policlinico San Martino di Genova

Lo avevamo promesso e così è stato. L’Associazione Giacomo Sintini nei giorni scorsi ha consegnato un dispositivo per il controllo dei parametri vitali SunTech CT40 all’Unità operativa di Ematologia e trapianto di midollo osseo dell’Ospedale Policlinico “San Martino” di Genova insieme a Maurizio Romeo, testimonial dell’associazione attraverso l’inizativa di solidale #unpassoallavolta che conta circa 20 atleti che portano sulle strade in Italia e nel Mondo i colori e il messaggio di speranza dell’Associazione.

La donazione permetterà all’equipe del reparto diretto dal Prof. Emanuele Angelucci, di effettuare su pazienti in isolamento una misurazione automatica e continua della pressione arteriosa della temperatura corporea e della pulsossimetria.

L’idea è nata da Maurizio Romeo per ringraziare l’Ospedale di Genova per avergli salvato la vita nel 2006. Alla raccolta fondi per l’acquisto del macchinario hanno contribuito le donazioni provenienti dall’azienda Iso Sistemi di Genova, dal gruppo “Fieui di Caruggi” di Albenga, le raccolte fondi organizzate in occasione della Maratona di Roma e della Mezza di Genova del 2017 , oltre alle aste delle maglie autografate dai campioni delle più grandi squadre di calcio.

«Sono quelle donate direttamente da società e FIGC di Giovanni Simeone del Genoa, Claudio Marchisio della Juventus, Neymar del Barcellona e Andrea Belotti della Nazionale», racconta Maurizio – «a cui ho voluto aggiungere una maglia usata della Juventus del 2002 e firmata da Alessandro Del Piero e da Antonio Conte che apparteneva alla mia collezione personale, che però ho messo volentieri a disposizione per questo progetto così importante».

«Desidero ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questa donazione che dà alla nostra unità operativa un sostegno importante per il monitoraggio dei pazienti e che ci consente di sentire la vicinanza della popolazione anche attraverso la testimonianza degli ex pazienti – commenta il Prof. Emanuele Angelucci, primario dell’Unità operativa di Ematologia e trapianto di midollo osseo del policlinico “San Martino” di Genova –. Tutto questo ci trasmette ancora più forza per affrontare le difficoltà che si incontrano nel lavoro quotidiano».

«Grazie davvero di cuore perché lo strumento donato ci consente di monitorare in pianta stabile i parametri vitali anche a coloro che hanno subito un trapianto e si trovano in isolamento senza soluzione di continuità – aggiunge Anna Maria Raiola, dirigente medico del Centro trapianti di cellule staminali emopoietiche –. Questi sono strumenti importanti per noi perché ci consentono di avere a disposizione i “numeri” dei parametri vitali, numeri su cui noi poi lavoriamo per aiutare i nostri pazienti nella loro difficile battaglia».

«Un gesto di solidarietà collettivo – commentano Maurizio e Jack – che non sarebbe stato assolutamente possibile senza l’attenzione e il contribuito di tutti. E’ un modo concreto per ringraziare i medici e gli infermieri per il loro impegno quotidiano, e per dare una mano alle persone che stanno affrontando la malattia».

«Ogni donazione che va buon fine – continua l’ex campione di volley – è un gradino in più che conquistiamo, e sono orgoglioso di poter contribuire a dotare le migliori strutture italiane degli strumenti necessari per la cura e l’assistenza del malato».

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Mi chiamo Giulia e ho scoperto di essere una ragazza fortunata https://www.unpassoallavolta.eu/giulia-scoperto-essere-ragazza-fortunata/ https://www.unpassoallavolta.eu/giulia-scoperto-essere-ragazza-fortunata/#respond Tue, 20 Nov 2018 15:00:47 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=2047 Mi chiamo Giulia e ho scoperto di essere una ragazza fortunata

Ciao, mi chiamo Giulia ed il 16 agosto 2005 ho scoperto di essere una ragazza fortunata!

Sono fortunata e non perché la vita mi ha regalato un sogno come a Jovanotti, ma perché mi ha regalato una seconda occasione, mi ha messo davanti ad un muro ma mi ha dato anche gli strumenti per scalarlo… ed io l’ho scalato!

Ho compiuto da poco 18 anni e mentre il calendario segna la data del 24 gennaio 2005, io mi trovo all’Ospedale Santa Chiara di Pisa quando i medici mi dicono che nel mio corpo c’è un altro inquilino: si chiama LMA, leucemia mieloide acuta.

Non nego che qualche piantino (forse anche più di “qualche”…) me lo sono fatto… ma poi mi sono subito detta: “Caro inquilino che sei entrato senza nemmeno chiederlo, per me puoi tornartene da dove sei venuto!!!”.

E così, grazie anche all’incoscienza e alla presunzione di essere invincibili che si hanno a quell’età, ho guardato avanti e ho deciso che non mi sarei lasciata fermare da quel nuovo inquilino.

I fantastici eroi dal camice bianco mi misero davanti tutto ciò che mi avrebbe atteso da lì a poco: avrei dovuto affrontare 6 mesi di cure ma, se tutto fosse andato come avrebbe dovuto, alla fine avrei potuto essere davvero “libera”… E così è stato!

In quel periodo mi proposero anche di prendermi un anno sabbatico a scuola per non affaticarmi troppo e riprendere la quinta liceo l’anno successivo, ma la mia risposta fu chiara e decisa: “No! Io il prossimo anno andrò all’università, di un anno sabbatico non se ne parla nemmeno!”.

E così iniziò l’avventura: 6 lunghi mesi di cure in ospedale intervallati da brevi soggiorni a casa in cui per la prima volta mi è capitato di pensare “che bello domani posso andare a scuola”!

L’estate porta con se due cose meravigliose: prima un diploma preso con il massimo dei voti e poi finalmente il 16 agosto 2005 l’ultima dimissione.

Da quel giorno sono passati più di 13 anni in cui non ho mai smesso di sognare e di inseguire i miei obiettivi. L’università poi l’ho fatta per davvero e sono diventata architetto ed ora faccio un lavoro che adoro. Il destino poi mi ha permesso di conoscere Edoardo che da qualche mese è diventato mio marito, ma non è solo questo: lui è l’Amico, il Compagno che ho scelto per il mio viaggio nella Vita.

Sono sempre stata una sportiva e nel 2015 ho scoperto l’amore per la corsa e così, quasi per caso, son passata da correre a stento 5 km, a correrne prima 10…poi 20…. fino ad arrivare alla maratona! Nel 2016 infatti ho deciso di cimentarmi in quella che è stata nella mia prima vera grande sfida della corsa: la maratona di Firenze.

Concluderla è stata per me una gioia immensa: superare me stessa e i limiti che pensavo di avere è stato impagabile.


Da allora sono sempre andata in cerca di nuove sfide per mettermi alla prova, per provare quel brivido del “
ce l’ho fatta!” che mi fa sentire ancora più viva.  Perché la corsa ha questo potere su di me, soprattutto i trail (le corse in montagna): quando sono in cima ad un monte con scenari mozzafiato davanti, con il fiatone per la salita appena fatta, penso sempre “Guarda intorno a te e goditi questo spettacolo, è vita e te la meriti”!


Sì, Caparezza ha ragione nella sua canzone: dobbiamo fare quello che ci fa stare bene!

Lo scorso anno ho avuto un problema al ginocchio e mi sono dovuta fermare qualche mese, ma mi chiamano “testa dura” non per caso e così a forza di riposo e fisioterapia son tornata di nuovo in carreggiata. Mi sono detta che avrei ridotto i km, che mi sarei limitata alle mezze maratone, ma poi si è presentata l’opportunità di partecipare ad un progetto di Charity e di correre la mitica maratona di New York e io non potevo di certo lasciarmela scappare!

New York…New York… che festa stupenda è stata la maratona: una festa lunga 42.195 km o 26.2 miglia, se vogliamo dirlo all’americana!

Appena tornata da New York sento per caso parlare alla radio di #unpassoallavolta e della storia di Maurizio. Faccio qualche ricerca su internet e decido che devo assolutamente sostenere questo ragazzo e il suo progetto. Gli racconto la mia storia, così simile alla sua, gli racconto che eravamo entrambi a New York e che sono felice che si possano raccontare storie di speranza. Lui mi chiede se ho voglia di raccontare anche la mia agli altri e io accetto subito con gioia, perché è bello poter portare il messaggio e far sapere a tutti che non solo da certe malattie si può guarire, ma si può tornare a vivere più “vivi” e forti di prima!

Tra pochi giorni mi aspetta una nuova avventura: un trail di 30 km con 2000 m di dislivello…e non vedo l’ora di essere lì a correrlo!!

Perché la verità è che a me le sfide piacciono, mi fanno sentire viva e mi ricordano che ogni traguardo si può raggiungere, un passo alla volta!

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“Mau, ci sei?” – La Maratona di New York, vista con gli occhi di Enrico https://www.unpassoallavolta.eu/maratona-new-york-enrico-zanieri/ https://www.unpassoallavolta.eu/maratona-new-york-enrico-zanieri/#respond Fri, 09 Nov 2018 16:00:22 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=2030 Maurizio è una persona straordinaria. Uno di quelli che conosci per caso e te ne invaghisci. Un vulcano su due gambe.

Per caso sono stato abbinato a lui come compagno di stanza in un albergo vicino a Central Park, una di quelle che sembrano fara parte più di una bettola del Bronx piuttosto che di un albergo in uno dei luoghi più prestigiosi del mondo.

Per caso ci siamo trovati a condividere un’esperienza unica, una di quelle esperienze che vivi perché hai una motivazione dentro che neanche quelli che ti stanno più vicino riescono talvolta a capire fino in fondo. Ed invece con Maurizio ci siamo capiti al volo.

Per caso il destino ci ha fatto incontrare, per caso condividiamo le stesse passioni.. quasi la stessa età, vite diverse e chilometri di distanza azzerati da un evento di portata mondiale dove trovarsi è impossibile anche se hai un GPS progettato dalla Nasa…

Maurizio mi ha accolto subito a braccia aperte nonostante fossi un perfetto sconosciuto che gli è entrato in camera alle 2 di notte, perchè il mio aereo arrivava a quell’ora.

Per caso ci siamo ritrovati a condividere tutte le emozioni del pre/gara. Tutte (e sono state tante..).

Per caso per qualche ragione non ha potuto correre con l’amica con cui avrebbe dovuto farlo.

Per caso abbiamo fatto quel lungo viaggio che porta alla partenza, scambiandoci incoraggiamenti, pensieri ed anche qualche barretta energetica.

Sempre per caso poi è capitato che ci siamo trovati insieme allo sparo di cannone sul ponte di Verrazzano dove il vento è forte e sei come una sardina in mezzo ad altre decine di migliaia di persone.

Colpo forte. Partiti. Col cuore impavido di un pivello che pensa di spaccare il mondo ho accelerato sull’onda del trasporto delle persone arrivate da tutto il mondo per vincere la loro maratona (i New Yorkers dicono che chiunque tagli il traguardo ha “vinto” la maratona di New York).

La salita del ponte di Verrazzano è la prima, ma forse per questo è la più facile: le tue gambe che non aspettavano altro che sgranchirsi dopo ore di attesa e mesi di preparazione.

“Vai piano Enrico che c’è tempo”… un refrain che avrei sentito fino al trentesimo chilometro dove sarei probabilmente rimasto se non avessi deciso di seguire quel consiglio. Sì, perché la maratona non è proprio come il mio sport. Io arrivo dallo sci e lì dai tutto in un minuto e mezzo ed in quel tempo devi metterci tutto, devi usare muscoli, testa, cuore, valori e tutto quello che rimane perché in quelle frazioni di tempo non hai modo di prendere il resto come al bar. Devi dare tutto in una manciata di secondi e ogni centesimo conta!

Ma la maratona no. È una sfida di controllo, di strategia e di riflessione: anche qui arrivi alla fine ed il “resto” non lo prendi, ma solo perché dopo 42km non ti è rimasto niente ancora da poter dare… Ma questo è quello che mi hanno raccontato, in fondo io sono solo alla prima maratona e non so davvero come sarà correre 42.195 metri.

“Enrico rallenta”. Ecco la sua voce… E mentre correvo più forte di lui guardavo sempre indietro perché sentivo che avevo bisogno di quel freno e non lo volevo perdere. “Mau ci sei?”. Se non lo vedevo lui alzava il braccio e mi urlava “Ci sono!”. E così sarà per molti chilometri…

Dopo il secondo miglio cominciano i ristori. Prendiamo acqua entrambi (“Mau ci sei?”. “Ci sono”.) e corriamo verso Brooklyn ed oltre, in una giornata mozzafiato e non solo per via della corsa. Ancora un chilometro. I primi dieci vanno lisci come l’olio sull’onda dell’entusiasmo..

A un certo punto dal nulla Mau se ne esce con una frase che mi gela:“Enrico mi scappa la pipì, devo fermarmi al primo bagno dove non c’è coda”. Penso “Cazzo no..”, ma mi esce solo un “Mau fattela addosso” in questo dialogo fra matti lui mi risponde solo “Non ci riesco”. Penso: Provaci, vedrai che quando ti scappa forte la fai, guarda che se ci perdiamo non mi ritrovi più.

“Enrico non forzare” mi dice lui e io rispondo “Tranquillo Mau” ma lo faccio sempre guardando l’orologio con ossessione compulsiva di chi la maratona non solo la vuole finire, ma vuol anche cercare quel qualcosa in più da raccontare ai nipoti. Andiamo avanti così fino ai 15..

I primi rifornimenti sono iniziati da un po’. Per i primi chilometri solo acqua ma ora i 10.000 volontari cominciano a distribuire anche i sali. Segno che la cosa comincia a farsi seria. La folla comincia ad essere più copiosa, si vedono tantissimi striscioni, gente che canta e che balla, musica a palla, quartieri mobilitati per seguire l’evento dell’anno. Orde di bambini che si accalcano sui marciapiedi per porgerti un “cinque”… per darti un’incitazione od un altrettanto gradito pezzo di banana. Arrivano i 21 km e la mezza passa senza quasi accorgersene.

“Come stai Enri?” “A posto Mau e tu?” “Tutto ok ma tu non forzare” mi dice lui, mentre noto che a volte sembra fare un po’ fatica a seguirmi. Già da un paio di rifornimenti ci scambiamo cortesie: la sosta rallenta ed uno dei due si ferma a prendere acqua anche per l’altro. Beviamo un bicchiere in due, ogni miglio e mezzo, e sarà così fino alla fine.

Al 26° km si presenta Lui, il ponte del Queensboro: la prima salita maledetta che picchia duro e ti ricorda che sei umano anche se a volte ti sei illuso di non esserlo. Il passaggio è sulla parte bassa, c’è buio e la gente che prima correva accalcata, qui comincia timidamente a diradarsi anche se di poco. Qualcuno si ferma, qualcuno cammina , molti rallentano. La salita è interminabile e siamo a poco più di metà gara nella parte più semplice del tracciato (lo scopriremo dopo). Per fortuna inizia la discesa e alla fine del curvone  per immetersi sulla 1st Avenue, che mi ricorda un po’ la galleria del GP di Monaco, arriva un  boato da togliere il fiato. In un attimo si passa dal silenzio del sottoponte al rinnovato e più forte frastuono della gente.

“Dai Enrico che c’è la facciamo” mi dice Mau, mentre io comincio a sentire il fiato che viene meno…  Non sono l’unico, tanti altri rallentano il loro ritmo iniziando a subire il colpo da quel ponte che sembrava finire mai.

Maurizio vede il cambiamento, lo percepisce anche se la quantità di parole uscite dalla mia bocca sono le stesse, poche, dei primi chilometri. Il messaggio del corpo non mente e la concentrazione fa spazio alla stanchezza. “Sciogliti un po’!” mi dice facendomi cenno con le mani allungando le sue verso il basso.

Un altro risotro… e senza dire una parola Mau prende regolarmente acqua o sali per tutti e due. Beviamo poco ma spesso. Me lo ripete come un mantra e sebbene sia lui ad essere rimasto due passi indietro fino a qui, è sempre lui che si stacca per allungare il braccio e prendere quello che c’è. Si perché penso che il rifornimento mi rallenti ed io non voglio perdere un secondo, sono ancora in preda dalla smania di fare bene. “Mau ci sei?”. Quante volte l’ho ripetuto cercandolo compulsivamente dietro di me con il timore che non ci ritrovassimo più. Ma Mau era lì.. più o meno indietro ma sempre lì, con me  sempre a cercarlo con lo sguardo quasi come a dire “Oh, sta cosa la voglio fare insieme”. Sebbene io sia venuto qua da solo il filo che ci lega è troppo bello ed adesso ce la dobbiamo godere fino alla fine. “Ci sono” mi dice ogni volta che giro lo sguardo per riacciuffarlo fra le decine di volti diversi che ci circondano.

All’improvviso torna quella frase che non avrei voluto sentirgli dire; “Enrico mi scappa,  alla prossima devo davvero fermarmi un secondo”. Gli rispondo di nuovo deciso: “Mau, sei un maratoneta, fattela addosso!” e continuiamo così per altri 2/3 chilometri. Ad un certo punto mi volto e lo sento dire “L’ho trovato!”. Non ho tempo di dirgli nulla perchè scatta sulla sinistra. Pensavo che si riferisse al Sacro Graal, e invece mi accorgo che aveva solo trovato un bagno libero a bordo strada. Non ho tempo di potergli dire nulla perché in un attimo è già dentro, giro lo sguardo allora verso la strada davanti a me, sono dispiaciuto ma determinato ad andare oltre. Penso che Mau è forte e che potrebbe anche raggiungermi se non che la folla di corridori è enorme e ritrovarsi una volta persi è come cercare un ago in un pagliaio.

Proseguo oltre verso il diritto della 1st Avenue…  5 km di saliscendi interminabili dove la fatica ti spezza il fiato e quello che hai a mezzo tiro.. Non ho tempo di terminarli perchè poco dopo quella dolorosa separazione sento una voce che mi dice “You’ll never walk alone!”.. Sembra un film della Pixar: dietro di me trovo di nuovo ritrovo il mio compagno di merende, perchè nel frattempo oltre ai sali hanno cominciato a darci anche qualche banana. Provo una bellissima sensazione, davvero una delle più belle che abbia mai provato. Forza Mau, penso dentro di me, sei stato un grande e sei riuscito a ritrovarmi fra quelle migliaia di maratoneti. Col suo cappellino simbolico dei mondiali del 2006 (poi mi avrebbe raccontato che lo usava per coprirsi la pelata mentre affrontava affrontato la malattia) mi sorride con sguardo fugace e soddisfatto. Siamo di nuovo insieme e da questo momento sento che non ci sarà più bisogno di chiedergli “ci sei Mau?”.

E menomale perché dal 30° km mi comincia a mancare fiato, gambe e tutto quello che serve. “Dai Enri ci siamo, ancora qualche chilometro”.. sappiamo entrambi che è una bugia.. ne mancano tanti ed i più difficili. La sfida comincia da qui. Ma fra un bicchiere di sale, un incoraggiamento e la folla che ti acclama come se stessi tentando un’impresa titanica si arriva alla fine della lunghissima 1stAvenue e si attraversa il Bronx prima di rientrare verso Harlem..

Manca solo un ponte da attraversare e una persona a bordo strada tiene un cartello con scritto più o meno così: “Hey guys, this is the last damned bridge” (Questo è l’ultimo dannato ponte). Lo attraversiamo e ci accoglie Harlem, con una folla che urla a suon di tamburi. “The last damned bridge” mi ripeto mentre guardo Mau che ormai da un paio di km mi ha già affiancato, sento che comincio a cedere sotto l’implacabile ritmo delle salite di New York.

Siamo ai 35 e Mau è già da un po’ che continua a prendere acqua, sali e cibo ed a dividerli con me senza chiedermi niente. Ormai non c’è più bisogno di parole ed io forse non ne ho più davvero. Cominciano i crampi alla gamba destra e mancano ancora più di 8km. Si arriva nel punto peggiore che è la salita che arriva prima del rientro sul diritto di Central Park. Mau ha ancora forze e fiato per ringraziare la folla mentre io quelle voci comincio a non sentirle più. Altre volte in allenamento sono stato in crisi ma ora è diverso.. ora ci sono i 36 km oltre i quali non ero mai andato. Oltre ci sono i dolori lancinanti talmente forti che fai fatica a distinguerne la provenienza. “Dai Enrico che ci siamo davvero”. Vorrei credergli. “L’ultima salita e ci siamo”.

Con intelligenza chirurgica non dice mai “l’ultima e siamo arrivati” perché io mi sento che arrivati lo siamo davvero,  ma al capolinea e non alla finish line. Distolgo l’attenzione dal dolore al tricipite della gamba destra dovuto al principio di lei crampi. La salita li ha “leniti” un po’ ma un km dopo, molto democraticamente, si fa sentire anche la gamba sinistra. Mi maledico. Se vengono i crampi è tutto finito. Non ce la faccio non è un termine che uso ma stavolta ci sta tutto.

“Dai Enrico che ce la facciamo”. Mi viene da sorridere che il giorno prima facevamo il verso a Gianni Morandi sulla stregua di “uno su mille ce la fa”. Ma adesso non si scherza ed il pensiero passa in un attimo. “Dai Enrico dai”..

Maurizio è l’unico a sapere il mio nome e lo ripete allo sfinimento. La salita non finisce più, ho il fiato corto e le gambe a pezzi, il piede che ora sente persino una scarpa allacciata troppo. La spalla che urla per le contratture nonostante il nastro del fisioterapista. Non ce la faccio,sono già due volte che me lo dico e non era mai successo in vita mia. Ancora salita. Un dislivello di 253mt.. nessun altra maratona è così.

Manca un chilometro. Maurizio comincia a godersi il momento e ringrazia la folla di nuovo. Ha energie per tirare fuori anche una action cam e pochi metri dopo persino la bandiera italiana. Sono gli ultimi metri. Ormai quel “ci siamo” assume un sapore ed una forma che si porta dietro mesi di sofferenza, preparazione, sudore, lacrime, tempo sottratto alla tua famiglia.

Ultimi 400 metri. Tiro fuori anche io la bandiera che è ora l’unica cosa che mi identifica a parte il pettorale che mi porto dietro da ormai quasi 42km. Ci siamo davvero. Non ho forza di pensare, non ho occhi per sentire niente, se non il dolore puro. Mi rimangono però gli occhi per vedere Maurizio e la bandiera, Maurizio e le sue battaglie, Maurizio e la sua malattia, le cure, gli ospedali, i pianti dei familiari ed il suo cappellino dei mondiali in un letto di ospedale dove la folla non c’è e sei solo con te stesso. Ma vedo anche quel Maurizio che da maratoneta è diventato pacer e coach, che è stato guidato, ispirato e supportato e che ora fa la stessa cosa con gli altri.

Abbiamo concluso con lo stesso identico tempo.Mi ha aspettato come si fa quando si è grandi. In camera mi dirà che anche lui sentiva di non averne più (anche se secondo me ne aveva ancora ed avrebbe potuto fare di meglio).

Vedo Maurizio ed un secondo dietro vedo me: ce l’ho fatta pure io con le mie battaglie interiori e la voglia di essere grande come lo è stato lui oggi ed in altre mille circostanze.

Oggi siamo stati grandi in due. Ci siamo trainato ed ispirato a vicenda. Così succede nelle grandi squadre. Così succede fra persone che condividono più di una maratona..

Grazie Mau…

A proposito.. “ci sei Mau?”

Enrico Zanieri

@zanierienrico
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…ma l’invito non è solo dedicato a chi produce materiale tecnico… anzi!!

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…Sulle nostre divise, in tutte le gare che correrò e correremo in giro per l’Italia e nel mondo

… e all’interno di tutte le attività che abbiamo in progetto di realizzare in questi mesi (libro che racconterà la mia storia di speranza, progetto musicale e tanto altro…).

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…And in all the activities that we plan to realize in next months (the book that will tell my story of hope, musical project, and more …).

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[contact-form-7] ]]> https://www.unpassoallavolta.eu/be-unpassoallavolta-partner/feed/ 0 Veronica Angeloni e Maurizio Romeo vanno Oltre il Limite alla LMHM https://www.unpassoallavolta.eu/romeo-angeloni-oltre-limite-sfida/ https://www.unpassoallavolta.eu/romeo-angeloni-oltre-limite-sfida/#respond Wed, 13 Dec 2017 08:27:00 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1938

La pallavolista italiana accetta la sfida della trasmissione di Italia 1 e corre la Lago Maggiore Half Marathon 2017 in “staffetta” con il runner Maurizio Romeo. Sul percorso più panoramico d’Italia e sotto una pioggia battente entrambi fanno vedere di che pasta sono fatti.

L’emozione della prima volta al via di una gara podistica è unica. Te la porti dentro, la racconti agli amici, ma anche al “novellino” che incontri sui percorsi di allenamento o sui campi gara. E siamo convinti che anche per Veronica Angeloni sarà così.

Veronica Angeloni

 

Veronica, pallavolista italiana, ha corso i suoi primi 10 chilometri il 5 novembre 2017, alla Lago Maggiore Half Marathon. Non aveva mai coperto una simile distanza, perché come lei stessa racconta ai microfoni della trasmissione “Oltre il Limite” di Italia 1: “Le pallavoliste non corrono”.

A dir la verità, i chilometri sono stati per l’esattezza 10,5, la metà della mezza. L’altra metà l’ha corsa Maurizio Romeo, runner da qualche anno e una maratona, quella di Roma 2016, tra le esperienze più belle della sua vita.

“Nel 2006 mi sono ammalato, mi hanno trovato un linfoma, un tumore al sangue. La corsa e la maratona, dieci anni dopo, sono stati il mio modo di festeggiare. Splendido!” racconta Maurizio.

Maurizio ha coperto i primi 10,5 km e poi ha aspettato al traguardo Veronica: “Sono morta, ho le mani gelate, in realtà sono gelata dalla testa ai piedi. A un certo punto pensavo di non farcela, ma non ho mollato, non mollo mai. Sono felicissima!”.

Maurizio Romeo

 

Il tempo non è certo stato dalla loro parte: freddo e pioggia li hanno accompagnati dal primo all’ultimo chilometro.

Veronica, che ha sostituito all’ultimo Claudia Galanti nella sfida di “Oltre il Limite – La sfida sul Lago Maggiore”, non ha forse avuto il tempo necessario per prepararsi come avrebbe dovuto, ma il suo crono è più che buono: 1:04:00. Che sommato a quello di Maurizio ha dato un finale di 1:53:45. Ottimo, ma non sufficiente a battere l’1:37:11 di Massimiliano Rosolino e Lady Run Lisa Betti alla Huawei VeniceMarathon 2017.

Chissà se per Veronica, concorrente dell’ultima edizione del Grande Fratello VIP, è stato più ostico correre o sopravvivere all’interno della Casa più famosa d’Italia…

GUARDA LA PUNTATA DI “OLTRE IL LIMITE – LA SFIDA SUL LAGO MAGGIORE”

 

Pubblicato su RunToday il 13/12/2017

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Un successo la raccolta RunForSanMartino2017 https://www.unpassoallavolta.eu/successo-raccolta-runforsanmartino2017/ https://www.unpassoallavolta.eu/successo-raccolta-runforsanmartino2017/#respond Thu, 02 Nov 2017 12:23:17 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1820 Una risposta superiore alle attese quella riservata all’iniziativa #RunForSanMartino2017 associata alla partecipazione del team #unpassoallavolta alla Maratona di Roma e alla Mezza di Genova 2017. Grazie al cuore e alla solidarietà delle persone che ci hanno sostenuto siamo riusciti a raggiungere con successo, e addirittura superare, l’obiettivo di 3.000€ che ci eravamo prefissati all’inizio della raccolta fondi.

🇮🇹 Andate all’asta le ultime 2 maglie donate per l’iniziativa #runforsanmartino2017 si conclude la raccolta fondi con uno splendido risultato solidale: ben 3.543 € che consentiranno alla @assgsintini l’acquisto dell’apparato medico per il monitoraggio dei parametri vitali ( pressione, saturazione e temperatura) che dopo l’estate verrà consegnato al reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova! Grazie di 💚 a chi ha donato, e a tutti coloro che ci ha aiutato a raggiungere questo bellissimo risultato solidale! Grazie di 💙 ancora a @juventus, @fcbarcelona, @genoacfcofficial, @azzurri e @mau_romeo per aver donato le maglie che hanno aiutato a far crescere le donazioni! #forzaecoraggio che #unpassoallavolta, insieme, possiamo raggiungere grandi risultati! 🇬🇧Finished the last 2 auction for the jerseys donated for the #runforsanmartino2017 initiative ends our fundraising with a splendid solidarity result: € 3,543, which will allow Associazione Giacomo Sintini to purchase the medical device for monitoring vital parameters (pressure, Saturation and temperature) that will be delivered to the Department of Hematology at San Martino Hospital in Genoa after the summer! Thanks woth all our 💚 to the peoples who donated, and to all those who helped us to achieve this beautiful charity result! Thanks with all our 💙 again to Juventus FC, Barcelona FC, ​Genoa CFC, FIGC Italian National Team and Maurizio Romeo for having donated the precious jerseys that helped raise your donations! #forceandcourage that #onestepatime, together, we can achieve great results! #nonsimollaunpasso #oltreillimite #solidarietà #charity #donations #help #GRAZIE #THANKYOU #aiutiamoadaiutare #sorriso #runlovers

Un post condiviso da #unpassoallavolta Official (@unpassoallavoltaoff) in data:

Nel dettaglio ecco ciò che è stato raccolto:

Fonte donazione Donato da Totale
Ricavato
Rete del Dono 1.522 €
Bonifici bancari diretti  591 €
Maglia Juventus 2015/16
n°8 Marchisio (autografata)
Asta Ass. Sintini
Juventus FC  400 €
Maglia Barcellona 2016/17
n° 11 Nejmar Jr. (autografata)
Asta Ass. Sintini
FC Barcelona  450 €
Maglia Nazionale Italiana 2016/17
n° 9 Belotti (autografata)
Asta Ass. Sintini
F.I.G.C.  330 €
Maglia Genoa 2016/17
n° 9 Simeone
Asta Ebay
Genoa CFC 100 €
Maglia Juventus 2001/02
n° 23 (autografata da Del Piero e Conte)
Asta EBay
Collezione personale
Maurizio Romeo
150 €
Totale ricavato 3.543 €

 

Sabato sera a Sansepolcro si é svolto un evento dedicato alla Raccolta Fondi per sostenere le attività della @assgsintini. Durante la serata si sono succedute una cena ed un’asta di beneficenza in cui sono state messe in palio 16 maglie da gioco e cimeli dei massimi rappresentanti dello sport nazionale. Il ricavato è stato di oltre 7.400€💙 Nell’occasione sono state battute anche 3 delle 5 maglie donate per il progetto #RunForSanMartino2017. Questi i risultati: • maglia n°9 donata da @azzurri 🇮🇹, preparata per @gallobelotti per la partita Italia-Albania e autografata dal giocatore battuta a € 330 • maglia n°8 donata dalla @juventus ⚪⚫ (stag. 2015/16) e autografata da @marchisiocla8 battuta a € 400 • maglia n°11 donata dal @fcbarcelona 🔵🔴 e autografata da @neymarjr battuta a € 450 GRAZIE di vero 💚 a chi ha ha Donato e contribuito in questo modo solidale aiutandoci in questo modo a realizzare il bellissimo progetto che donerà al reparto di Ematologia dell’ospedale San Martino di Genova un apparato medico per il monitoraggio continuo dei parametri vitali sui pazienti costretti a letto. Va fatto un grande applauso e detto anche un enorme GRAZIE per tutto ciò che fa alla Associazione Sintini e a @jacksintini, sempre in prima linea nelle iniziative di solidarietà e nell’essere un aiuto concreto, presente e futuro per la Comunità del Cancro. Le altre due maglie (Simeone donata dal Genoa) e (Juventus 2002 autografata da @alessandrodelpiero e Antonio #Conte appartenente alla collezione personale di @mau_romeo saranno oggetto nelle prossime settimane di 2 aste online. Link evento associazione: https://www.associazionegiacomosintini.it/news/item/serata-speciale-a-sansepolcro-con-asta-benefica #forzaecoraggio #AssociazioneGiacomoSintini #unpassoallavolta #nonsimollaunpasso #oltreillimite #charity #solidarietà #lymphoma #linfoma #linfomi #leucemie #leukemia #leucemia #mielomi #myeloma #mieloma

Un post condiviso da #unpassoallavolta Official (@unpassoallavoltaoff) in data:

Grazie di cuore a tutti i donatori, alle società e alla FIGC che hanno aderito con entusiasmo al progetto e a tutti coloro che si sono aggiudicati le aste aiutandoci a raggiungere questo bellissimo traguardo e ad aiutare il Reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova.

L’Associazione Giacomo Sintini ha già provveduto all’acquisto Suntech CT-40apparato medico portatile all’avanguardia che consente il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei pazienti che non possono muoversi dal letto, uno dei prodotti attualmente più avanzati e affidabili sul mercato.

Utilizzando la tecnologia per la misurazione della pressione arteriosa leader di mercato Advantage™ di grado clinico, il SunTech CT40 è l’unico dispositivo per i parametri vitali del suo genere. Progettato per essere agevolmente incorporato in qualsiasi flusso di lavoro clinico, il design modulare di questo dispositivo consente di aggiungere o sostituire i moduli per la pulsossimetria e la termometria direttamente sul campo, in base alle esigenze dei pazienti.

 

Grazie al vostro aiuto siamo riusciti a raggiungere la quota prevista per donare i moduli 1 e 2 che verranno consegnati nelle prossime settimane da Giacomo Sintini e Maurizio Romeo direttamente  nelle mani del Prof. Angelucci, Primario del reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova.

GRAZIE, davvero con tutto il cuore!

Maurizio Romeo
#unpassoallavolta

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Maurizio Romeo con Veronica Angeloni a Oltre il Limite – La Sfida https://www.unpassoallavolta.eu/romeo-galanti-oltre-limite-sfida/ https://www.unpassoallavolta.eu/romeo-galanti-oltre-limite-sfida/#respond Tue, 31 Oct 2017 11:17:00 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1823

Si parlerà anche della storia di Maurizio Romeo, runner pietrese doc, nella trasmissione televisiva “Oltre il limite – La Sfida” che andrà in onda a novembre su Italia Uno. Il programma dell’emittente Mediaset, giunto ormai alla terza edizione con tanto format nuovo, si occuperà di raccontare storie di corsa, ma non solo: tra queste anche quella di Maurizio, che nell’estate 2006 scoprì di essere stato colpito da un “Linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule B”, un tumore del sangue.

Mentre tutta l’Italia festeggiava la vittoria della Coppa del Mondo di calcio, il ragazzo, allora poco più che trentenne, iniziò la sua personale battaglia per guarire ispirandosi ad uno degli eroi di quel mondiale: Gennaro Gattuso. Con il piglio del popolare “Ringhio” (scelto aldilà della propria fede calcistica juventina), l’impresa di sconfiggere il tumore è poi diventata realtà.

All’interno della trasmissione Oltre Il limite – La Sfida Maurizio accompagnerà la bellissima Veronica Angeloni nella prima gara a cui la pallavolista prenderà parte: “La Mezza Maratona del Lago Maggiore” di Domenica 5 Novembre.

Per il runner di Pietra Ligure, dunque, una splendida occasione per far conoscere la sua storia a lieto fine, con l’augurio che possa essere anche d’incoraggiamento per tutti coloro che attualmente si trovano a vivere un momento difficile.

Roberto Vassallo

Pubblicato su SavonaNews il 28/10/2017 e su SVSport il 30/10/2017

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All’asta le maglie di Genoa e Juve per il progetto RunForSanMartino https://www.unpassoallavolta.eu/asta-maglie-genoa-juve/ https://www.unpassoallavolta.eu/asta-maglie-genoa-juve/#respond Thu, 27 Jul 2017 14:33:06 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1762 Il Genoa CFC ha aderito con entusiasmo alle numerose iniziative dell’Associazione Giacomo Sintini donando la maglia rossoblu n°9 del giovane bomber argentino Giovanni Simeone. La maglia è stata consegnata nella sede del Genoa a Maurizio Romeo, grande sostenitore dell’Associazione, nel mese di Marzo 2017 in occasione della partecipazione alla Maratona di Roma.

 

Caratteristiche della divisa

STAGIONE: 2016/17
NUMERO DI MAGLIA: 9
PERSONALIZZAZIONE GIOCATORE: SIMEONE
TAGLIA:XL
SPONSOR TECNICO: Lotto
SPONSOR:
Davanti: EVIVA – NOI SIAMO ENERGIA
              ZENITIVA – GRUPPO SANOFI
Dietro: LEASEPLAN
PATCH: Serie A TIM
TIPOLOGIA: 1a divisa, versione AUTENTHIC (da campo, diversa dalle repliche acquistabili in negozio)
[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=__6jTkj_twI[/embedyt]

Proprio in seguito a questo evento Maurizio ha deciso di donare la maglia da calcio originale della Juventus 2001/2002, autografata da campioni del passato come Alessandro Del Piero e Antonio Conte, appartenente alla sua collezione personale.

Caratteristiche della divisa

STAGIONE: 2001/02
NUMERO DI MAGLIA: 23
PERSONALIZZAZIONE GIOCATORE: nessuna
TAGLIA:XL
SPONSOR TECNICO: Lotto
SPONSOR: Fastweb
PATCH: Lega Serie A
TIPOLOGIA: 1a divisa, versione AUTENTHIC (da campo, diversa dalle repliche acquistabili in negozio)
PARTITA: Juventus-Bologna (Trofeo Repubblica di San Marino 2001) 30/07/2001
VESTITA DA:Felice Piccolo
CARATTERISTICHE PARTICOLARI: Non lavata. (Per i collezionisti ha più valore) Differenza dalle maglie in commercio: assenza della targa sul fondo sinistro della maglia “Prodotto ufficiale juventus FC Lotto”, etichetta della taglia più grande rispetto alle repliche. Toppa della Lega Calcio
PROVENIENZA: Collezione personale Maurizio Romeo, donata in favore dell’iniziativa #unpassoallavolta per Associazione Giacomo Sintini
AUTOGRAFATA DA: Alessandro Del Piero (al termine degli allenamenti a Chiusa Pesio, 3/8/2011) e
Antonio Conte (Vinovo, Agosto 2013, maglia firmata davanti all’amico Enrico Zambruno)

[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=kbm4KGIBWeA[/embedyt]

Le due maglie che non erano potute essere battute all’asta dell’evento organizzato dalla Associazione Sintini a San Sepolcro nel mese di maggio, saranno all’asta da oggi sino a Domenica 5 agosto tramite la piattaforma online EBay.

ll ricavato di queste aste andrà ad incrementare le donazioni per il progetto #RunForSanMartino, ovvero l’acquisto dell’apparato di monitoraggio mobile dei parametri vitali, che sarà donato al reparto di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova.

Grazie di vero cuore al Genoa e a Maurizio per il loro contributo alla nostra causa e in anticipo a chi si aggiudicherà l’asta per queste bellissime divise.

Qui il comunicato della Associazione Giacomo Sintini

Cliccate sui link per accedere direttamente alle aste su Ebay:

 

 

 
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7- Parola d’ordine: Normalità https://www.unpassoallavolta.eu/parola-ordine-normalita/ https://www.unpassoallavolta.eu/parola-ordine-normalita/#comments Fri, 07 Jul 2017 16:30:28 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1751 < 6- Il primo vero passo verso la speranza

“E dipingo a modo mio il mondo intorno a me,
Come un bambino nel tempo che non perde mai
La sua curiosità,
È l’istinto che mi fa volare via di qua.
Un bambino nel tempo non si arrende mai,
Cerca la felicità”

Eros Ramazzotti- Bambino nel tempo

 

La prima chemio è andata… E tutto sommato devo dire che mi sento bene, non so se sono solo fortunato perchè non mi ha abbattuto più di tanto, se sono i farmaci che prendo ad aiutarmi se la mia tenacia c’entri qualcosa o se forse sia un insieme di tutte queste cose. Comunque sia vado avanti e sono contento perchè non ho smesso un giorno di lavorare: mi rendo conto che ho davvero bisogno di normalità, fosse la via migliore per combattere al meglio questa battaglia.

Per carattere non mi piace essere compatito, è un atteggiamento che non ho mai apprezzato. Non ho bisogno di sentirmi dire “poverino”… semmai “Forza!”. Ecco, questa semplice parola è molto più di impatto, sono convinto che aiuta decisamente di più chi se la sente dire. Ancor prima di affrontare la malattia, quando ero animatore negli incontri coi giovanissimi della Parrocchia c’era un discorso che amavo fare loro e che forse ancora qualcuno ricorda: “Se vi trovate davanti a una difficoltà non fermatevi ad autocompatirvi! Ricordatevi che è sempre meglio entrare in un circolo virtuoso che non in uno vizioso… Così sarà un po’ meno difficile risalire la china e superarla!”.

Il perché mi era chiaro già da allora: se io mi faccio vedere giù di morale, chi sta intorno a me si sente ancora peggio perché non sa come aiutarmi ed io sto male, mi innervosisco e mi intristisco perché li vedo in questo modo… e così via generando un vortice che ti trascina sempre più verso il basso. La prospettiva cambia invece se sei tu per primo ad avere un approccio positivo, nonostante tutto: il mondo intorno a te assume dei colori più chiari e tutto diventa diverso e anche combattere risulta meno faticoso. Inutile dire quale sia stata la mia scelta… A volte non c’è nulla di più straordinario che fare la scelta più “semplice”, la normalità, almeno per quanto ti sia permesso da ciò che stai affrontando.

Nel frattempo c’è il trantran lavorativo a scandire la mia giornata: sveglia alle 6.20, treno per Genova alle 6.54, chiacchiere con i compagni di viaggio diventati ormai amici e prima dell’arrivo in ufficio, comme d’habitude passaggio al bar all’uscita della metro di De Ferrari. Lì mi aspetta la seconda colazione, cappuccio e brioche… la scusa (fino a un certo punto…) è che la fame sia dovuta al cortisone che prendevo, ma in fondo questa è una delle piccole “coccole” che cerco di concedermi.

Dopo quel momento dedicato solo a me inizia la giornata lavorativa: per 8 ore svolgo quello che da 4 mesi era ormai il mio compito, ovvero quello del consulente informatico in Costa Crociere. Tolti i giorni di ricovero per la prima chemio non sono mancato dall’ufficio nemmeno un giorno, in occasioni di quelle successive mi limitavo a prendere permesso solo per il tempo della terapia, dopodiché rientravo sempre al lavoro. Non per colpa del fatto che in quel periodo lavorassi con un contratto a progetto (quei contratti che non prevedono né ferie né malattia), ma proprio voglia di provare a vivere la mia quotidianità, quella in cui la terapia era un utile “accessorio”, fino a quando ne avessi avuto le forze.La testa almeno non avrebbe avuto così il tempo per fare voli pindarici e per farmi diventare preda di naturali paure che però in questo momento sarebbero state deleterie. Ripensandoci oggi sono felicissimo di quella scelta.

La quotidianità l’ho sempre ritenuta fondamentale, modificarla in toto o farmi guidare nelle mie scelte dalla malattia avrebbe significato segnare un punto in suo favore, ed io non volevo cedere nemmeno un passo! Una sola cosa ho dovuto giocoforza “concedere”: nonostante il caldo agostano non potevo mettere piede in spiaggia (o “a spiaggia”, come diciamo noi originari del savonese…). Il cortisone (necessario nella mia terapia) non va d’accordo con i raggi solari, meglio stare a casa al fresco. Da amante del mare sin da piccolo, questa è stata forse l’unica cosa che mi è pesata un po’ di più insieme al non poter fare sport…

Ci sono tante cose che non dimenticherò mai di quel periodo, ma ce ne sono due sono legate alla mia vita lavorativa a Milano.
La prima  è l’sms che mi manda la mia ex supercapa Antonella: “Ci saranno dei giorni difficili, ma tu sei un ragazzo forte che non molla mai! Ce la farai, vedrai!”. Mi commuovo mentre lo leggo, anche perché la Anto ha sempre dato l’immagine di donna tutta d’un pezzo e questo gesto di dolcezza mi scioglie il cuore. In quel momento io non lo so, ma anche lei sta già lottando contro un male che qualche mese dopo purtroppo non le darà scampo, a poco più di 35 anni. Eppure lei in quel momento pensa a fare coraggio a me, mi hai insegnato tante cose sul lavoro e nella vita Anto, non finirò mai di ringraziarti e di seguire il tuo esempio.
La seconda invece è Greg, il mio ex diretto superiore, che viene apposta a trovarmi e a farmi passare una serata fra risate, cibo e buon vino alla Sagra dei Gunbi, quella sera la parola d’ordine è divertirsi.

Si avvicinavano intanto i giorni della seconda terapia e in prossimità di Ferragosto c’è quello che per me ormai da anni è un appuntamento fisso: la Sagra del Nostralino a Ranzi, sopra Pietra Ligure. La prima sera è quella del 10 di agosto e così, come sempre, con gli amici ci organizziamo per una cena insieme e in sella allo scooter raggiungiamo i Bui, la località dove si svolge la sagra. Consueto menu composto di trenette al pesto, spiedini con patatine e anguria e poi classica puntata verso il banco di beneficenza. Mentre sono lì in attesa di ritirare i premi chiacchiero con Gian e la Catte, in quel momento arriva Marco, il responsabile, e mi chiede se ho voglia di dar loro una mano negli altri 4 giorni della sagra. Mi brillano gli occhi: accetto subito. L’idea di potermi rendere utile e di fare qualcosa per tenere occupata la testa mi fa stare bene.

Il giorno dopo è venerdì e lavoro, ma faccio di tutto per prendere al volo il treno che mi riporta a Pietra per le 19.30, tempo di una sciacquata veloce e poi subito sulla via di Ranzi. C’è solo una cosa che mi rallenta: prima di partire noto come sul piatto della doccia siano rimasti tanti capelli… inizio a pensare che quel dottore con la barba che mi aveva detto che sarebbero caduti avesse ragione… Per stasera però non ho voglia di pensarci, voglio andare a divertirmi.

La sera si fa tardi e così il mattino la sveglia suona più tardi.. per fortuna è sabato e si dorme un po’ di più! Quando apro gli occhi noto però che anche il cuscino è pieno di capelli e passando la mano sulla testa noto che vengono via a ciocche… Sento come un pugno nello stomaco e penso che urga un “rimedio” veloce e così prendo la macchinetta, la imposto sui 4 mm di lunghezza e taglio, senza pietà, tanto fa caldo. Alla fine il risultato è buono. Non sto poi così male.

Altra sera alla sagra, altra mattinata di sonno… altro risveglio con il cuscino pieno di capelli, che seppur corti si fanno notare bene sul bianco della federa.
Capisco allora che è arrivato il momento di togliere tutto: voglio essere io a decidere il momento in cui non averne più in testa, senza aspettare, voglio avere ancora io la sensazione di avere in mano il pallino della mia vita.

Schiuma da barba sulla testa mi guardo nello specchio e sorrido perché mi sembra di vedere Babbo Natale in pieno agosto. Sono contento di essere di buon umore, perchè in fondo questo è uno dei momenti “drammatici” nel percorso che sto affrontando.

Ho sempre pensato che la perdita dei capelli sarebbe stato un qualcosa di traumatico, un qualcosa che mi avrebbe dato la sensazione di perdere le forze… e invece è proprio in questo momento che mi rendo conto come non sia così: le forze le sento ancora tutte, così come la voglia di vivere. Quello che sento dentro è il motore che mi ha spinto a tagliare tutto a zero prima che fossero loro a decidere di cadere. Insomma, in 3 giorni di sagra mi presento con 3 tagli di capelli differenti, ma è estate e forse anche per questo non do tanto nell’occhio.

La festa nel frattempo prosegue e io riesco per tutti e 5 i giorni a fare tutto senza stancarmi, sempre con il sorriso sulle labbra. Arriva Ferragosto e con se porta i fuochi sul mare nella mia bellissima Pietra, una tradizione da vivere sulla spiaggia insieme agli amici. Guardo i fuochi e sorrido pensando come queste giornate siano scivolate via tranquille, per un attimo penso che fra 6 giorni dovrò andare in Day Hospital per fare la seconda terapia  ma per ora la mia mente fa spallucce… Ci penserò quando sarà il momento.

So che ci saranno giorni duri da affrontare ma ora voglio essere comunque felice, felice per aver scoperto una nuova parte di me, felice di aver capito che non sono i capelli a darmi la forza, ma è quello che ho dentro. E dentro ho tanta, tanta voglia di vivere, quella che mi aiuta a vedere quel piccolo barlume di luce in fondo al tunnel. Voglio pensare positivo, stasera penso che quella luce la vedrò anche all’uscita! Oggi più che mai so che non mollerò un passo!

“…occhi a volte un po’ troppo severi scrutano
per capire quanto c’è di diverso come se dalla faccia e dai capelli fosse semplice
intuire se quello riflesso sono ancora io se ogni piccolo dettaglio su quel volto è proprio mio
se ce la farò ogni giorno ad affrontare tutto quello che verrà
Me la caverò proprio come ho sempre fatto
con le gambe ammortizzando il botto
poi mi rialzerò ammaccato non distrutto
basterà una settimana a letto
poi verrà da se ci sarà anche qualche sera in cui usciranno lacrime
ci sarà anche qualche sera in cui starò per cedere
ma poi piano piano tutto passerà senza accorgermene tutto passerà…”

 

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La solidarietà corre sulla strada della Maratona di Roma 2017 https://www.unpassoallavolta.eu/la-solidarieta-corre-sulla-strada-della-maratona-roma-2017/ https://www.unpassoallavolta.eu/la-solidarieta-corre-sulla-strada-della-maratona-roma-2017/#respond Tue, 04 Apr 2017 18:00:33 +0000 http://www.unpassoallavolta.eu/?p=1500 La solidarietà corre su strada, precisamente alla Maratona di Roma, dove domenica 2 aprile ha partecipato l’Associazione Giacomo Sintini attraverso il suo ambasciatore Maurizio Romeo, blogger genovese con la passione per il podismo, che come il pallavolista Sintini ha dovuto combattere una battaglia per la vita riuscendo a sconfiggere la propria malattia. Insieme, hanno avviato una raccolta fondi sulla piattaforma di crowfunding ‘Rete del dono’ con l’obiettivo di consegnare al reparto di Ematologia dell’ospedale San Martino di Genova un apparato medico portatile all’avanguardia che consente il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei pazienti che non possono muoversi dal letto.

 

Una maratona piena di emozioni quella vissuta a Roma domenica scorsa portando i colori e il messaggio di speranza della Associazione Giacomo Sintini. Arrivati a Roma nella mattina di sabato, le prime endorfine iniziano a farsi sentire.

Ritiro del pettorale e del pacco gara e poi la prima emozione allo stand di Rete del Dono dove ho la fortuna e l’onore di ritirare come ambasciatore della Associazione Sintini la targa per aver raggiunto il 2° posto fra le ONP che hanno raccolto più donazioni tra quelle presenti alla Maratona di Roma. Una giornata vissuta col sole anche se le previsioni del tempo non sembravano delle migliori.



Previsioni che però vengono confermate al nostro risveglio con un cielo plumbeo che ci accoglie in zona partenza e la pioggia che inizia a cadere copiosa alle 8.51, proprio quando iniziamo a muovere i primi passi sui sanpietrini di Via dei Fori Imperiali.

È il preludio di un temporale che ci accompagnerà per quasi 20 km prima di riprendere a bagnarci nella parte finale del tracciato. In totale saranno più di 3 le ore in cui correremo sotto la pioggia. Nulla però ci fermerà. Un bagaglio ricco di emozioni quello che ci porteremo nel cuore dopo questi 42.195 m corsi #unpassoallavolta.

Il dolore alle gambe sparirà, il dolorino alla schiena pure, il freddo lascerà il posto al caldo, ma le emozioni, quelle, ce le porteremo dietro tutta la vita…

L’emozione di chi la correva per la prima volta, di chi al traguardo aveva gli occhi bagnati di lacrime per la stanchezza, il male alle gambe ma soprattutto la gioia di aver raggiunto un obiettivo così grande.

L’emozione di correre nei luoghi che hanno fatto la Storia di Roma e di trovarsi di fronte la Basilica di San Pietro mentre metti un passo dietro l’altro.

L’emozione di vedere Max Rosolino, medaglia olimpica di nuoto, a bordo strada a fare il tifo per noi comuni maratoneti mortali.

L’emozione di battere il “cinque” ai grandi e, soprattutto, ai piccoli tifosi che nonostante il clima si sono messi a bordo strada per incitare gli “eroi” della Maratona.

L’emozione di quel tifo assordante di tanta gente che ti accompagna lungo quasi tutto il percorso.

L’emozione delle lacrime che scendono da sole sulla tua guancia quando vedi un papà e una mamma spingere sotto il diluvio la carrozzina con il proprio bimbo disabile per 42 km, ti insegnano che quelle cose che tu chiami problemi grandi come scogli in realtà non sono atro che piccoli sassolini.

L’emozione di tagliare la linea dell’arrivo alzando la mano dell’amico che non ti ha mollato un secondo, spronato e sostenuto per una maratona intera (la sua prima), Cicerone nella sua Roma facendoti sentire una volta di più che Amicizia e Solidarietà sono davvero grandi e che insieme ci si fa #forzaecoraggio e #nonsimollaunpasso!


Grazie a Andrea, Diego, Edmondo, Gianmarco, Maurizio, Raffaele, Roberto e Sandro (in rigoroso ordine alfabetico) per aver corso portando con orgoglio i nostri colori e per aver reso ancora più unico un weekend speciale fatto di sport e solidarietà.

Maurizio Romeo

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