Sì, perché martedì scorso (7 febbraio), proprio alla fine del quarto giorno di allenamento consecutivo (con le gambe che giravano bene come non mai) ho pensato bene di prendere una brutta storta alla caviglia sinistra…
La situazione la sera dopo l’infortunio era questa…
Ho un carattere poco incline al pessimismo e nelle situazioni più difficili spesso riesco a tirare fuori il meglio di me. Tra cuore e testa spesso scelgo il primo, senza trascurare però troppo la seconda. La testa mi dice che difficilmente ce la posso fare, ma il cuore vuole correre a Verona, gara scelta anche per il fascino della città e l’unicità del passaggio in Arena in prossimità dell’arrivo. No, non posso proprio rinunciare!
Razionalmente C’è solo un modo per provarci: curare la caviglia, scegliere le scarpe giuste e non farsi prendere né dall’ansia né dal panico. Non ci sono alternative. E così ogni giorno il rituale è stato sempre lo stesso: impacchi d’argilla, bendaggio stretto durante il giorno in ufficio, Voltaren come se piovesse, riposo dagli allenamenti (ma non dalle camminate…) e una buona dose di ottimismo.
L’ematoma esce già nelle prime ore e il dolore dei primi giorni piano piano sembra sfogarsi, tramutandosi piano piano in un tedioso fastidio.
Il venerdì sera arriva presto ed è già ora di preparare la borsa. Una delle cose più importanti, soprattutto in considerazione delle condizioni della mia caviglia, è la scelta delle scarpe. Provo a fare qualche passo in casa con i modelli che mi sono comprato e non ci penso due volte: questa volta le già collaudate Adidas Boston Boost 5 (con cui ho corso tutte le mie gare sinora) staranno a casa, saranno le New Balance 780v3 ad accompagnarmi nei 21,097 km in terra veneta. Le sento belle protettive sulla mia caviglia e sicuramente mi aiuteranno a renderla più stabile anche fra i tanti sampietrini che troverò sul mio percorso.
Preparando la divisa nella testa gira come un mantra il motto che in questi mesi mi ha sempre accompagnato: #nonsimollaunpasso! Beh, mai come questa volta è attuale! Da martedì ho spostato l’obiettivo: non importa fare il PB, l’importante sarà solo riuscire ad arrivare in fondo, caviglia permettendo.
Sabato si caricano bagagli e famiglia in macchina e si parte alla volta della terra di Cangrande della Scala. Prima tappa: l’AGSM Forum per il ritiro del pettorale e del pacco gara. Foto di rito indicando il nome sul tabellone degli iscritti, saluto agli amici della Parma Marathon che sono anche loro nell’Expo e poi via in albergo. Ho provato a corricchiare, ma la caviglia fa ancora male… spero che domani non dia lo stesso fastidio. Dai per ora non pensiamoci…
Un po’ di riposo, un giro per Verona, resa ancora più suggestivo dai cuori appesi lungo le vie del centro storico e dopo cena è ora di preparare tutto il necessaire per correre. Questa volta servirà anche una bella cavigliera, presa in prestito da mia sorella. Probabilmente sarà l’ultima volta che correrò con questa canotta (le nuove divise saranno pronte per la Maratona di Roma) e anche questo mi emoziona un po’. Sulla maglia, con lo scotch di carta, ho voluto mettere anche una dedica speciale #iocorroperVincenzaSicari, un appello per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione di Vincenza (qui potete leggere di più sulla sua storia) e per farle sentire la mia vicinanza.
Vincenza Sicari, 37 anni, azzurra alle Olimpiadi di Pechino 2008, una delle pochissime donne della nostra atletica leggera capaci di correre la maratona in meno di due ore e 30’. Dal dicembre del 2014 Vincenza ha girato 15 ospedale e ancora non ha una diagnosi per la sua malattia: dopo un tumore raro (asportato) non riesce più a muovere le gambe. Forza Vincenza, Grande lottatrice!
(Mi spiace solo non essere riuscito a portare questo messaggio al traguardo – a Roma lo farò in altro modo – perchè dopo aver provato a riattaccarlo più volte in corsa l’ho perso poco oltre metà gara…)
Dopo una notte abbastanza tranquilla arriva il mattino della gara: chiacchierata a colazione con altri runners e poi via a prepararmi. Bacio alla famiglia che rimane ancora a riposare un po’ e si parte… Nell’androne dell’Hotel dove alloggio incontoro alcuni ragazzi in tenuta da gara e iniziamo a scambiare con loro qualche parola. Sono davvero simpaticissimi i ragazzi del Passo Capponi, che mi adottano praticamente subito. Fra risate e battute prendiamo insieme la navetta verso la partenza, col sorriso si stempera più facilmente la tensione: è vero che non ho obiettivo di tempo ma sono deciso ad arrivare in fondo, spero almeno entro le 2h30 considerando le condizioni della caviglia. Fino al momento della partenza è un continuo di battute, risate e buonumore, fino alle 10 quando arriva il momento di farsi l’inboccaallupo e poi… partire!
La gara scorre, i primi km provo buone sensazioni ma cerco di non forzare e tengo sempre a distanza visiva i palloncini dell’1h50′ (se riuscissi mai a prenderli, considerando il real time, potrei stare anche sotto il mio personale…).
Fino a metà gara tutto scorre bene e non l’avrei mai detto: la caviglia in fondo non fa tanto male e mi sembra di riuscire a correre bene… Va così fino al 15° km circa, quando inizio ad accorgermi che i palloncini viola ormai non si vedono più ed è più la gente che mi sorpassa di quella che sto sopravvanzando io… La caviglia ha iniziato a far male e seppur la mia testa cercava di non sentirla il mio fisico se ne è accorto ed ha alzato il ritmo…
Rallento solo un po’ di più all’ultimo rifornimento (oltre il km 17) , dove ci sono anche i solidi, ho bisogno di una mezza banana perché probabilmente sto bruciando molte più energie di quanto pensassi… Riparto ma il passo non è più quello di prima, io però non voglio mollare ed è proprio quello il momento in cui butto ancor di più il cuore oltre l’ostacolo. Ormai mi pongo dei piccoli obiettivi: prima il 18°, poi il 19°, poi il 20° e quindi il passaggio in Arena che arriva al 21° km.
Attraversare quel pezzo di storia è emozionante per tanti motivi, uno dei quali è quello che ormai manca davvero pochissimo al traguardo. Quando sul tabellone vedo che sono sotto le 2 ore mi emoziono e gli occhi diventano lucidi: nelle condizioni in cui ero martedì (ma tutto sommato ancora sabato sera) non avrei mai pensato di riuscire a ottenere un tempo così, più alto di meno di 1′ del tempo ottenuto un anno fa in condizioni ottimali a Ceriale.
Appena superato il traguardo e messa la medaglia al collo sono gli occhi di Sara e Francesco che cerco per primi, quelli orgogliosi di mia suocera mi aiutano a trovarli. Vedere la loro emozione e il loro orgoglio mi tocca il cuore.
La caviglia inizia a fare più male, ma se la testa mi dice che devo metterla al più presto a riposo… il cuore mi ricorda che prima bisogna festeggiare con una bella foto…
Una mezza maratona piena di emozioni. Corsa con la testa soprattutto ma anche con le gambe. Ottima gestione della gara. Emozioni in centro a Pietra quando senti gli amici fare il tifo per te. Emozionarsi quando dopo il 16° km, sotto casa dei tuoi vedi tuo figlio, tua moglie, tua mamma e tuo papà fare il tifo per te. Bacino d’obbligo e tanta benzina che ti permettono di arrivare in fondo con il tuo personale e il miglior tempo al km fra il 20° e 21°. Soddisfatto e felice per aver raggiunto l’obiettivo oltre ad aver corso una maratona e mezza in 7 giorni.
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