\n\u201cE dipingo a modo mio il mondo intorno a me,
\nCome un bambino nel tempo che non perde mai
\nLa sua curiosit\u00e0,
\n\u00c8 l’istinto che mi fa volare via di qua.
\nUn bambino nel tempo non si arrende mai,
\nCerca la felicit\u00e0\u201d<\/em><\/p>\nEros Ramazzotti- Bambino nel tempo<\/em><\/strong><\/p>\n
<\/p><\/blockquote>\n
La prima chemio \u00e8 andata… E tutto sommato devo dire che mi sento bene, non so se sono solo fortunato perch\u00e8 non mi ha abbattuto pi\u00f9 di tanto, se sono i farmaci che prendo ad aiutarmi se la mia tenacia c’entri qualcosa o se forse sia un insieme di tutte queste cose. Comunque sia vado avanti e sono contento perch\u00e8 non ho smesso un giorno di lavorare: mi rendo conto che ho davvero bisogno di normalit\u00e0,\u00a0<\/strong>fosse la via migliore per combattere al meglio questa battaglia.<\/p>\n
Per carattere non mi piace essere compatito, \u00e8 un atteggiamento che non ho mai apprezzato. Non ho bisogno di sentirmi dire “poverino”<\/em>… semmai “Forza!”<\/strong>. Ecco, questa semplice parola \u00e8 molto pi\u00f9 di impatto, sono convinto che aiuta decisamente di pi\u00f9 chi se la sente dire. Ancor prima di affrontare la malattia, quando ero animatore negli incontri coi giovanissimi della Parrocchia c’era un discorso che amavo fare loro e che forse ancora qualcuno ricorda: “Se vi trovate davanti a una difficolt\u00e0 non fermatevi ad autocompatirvi! Ricordatevi che \u00e8 sempre meglio entrare in un circolo virtuoso che non in uno vizioso… Cos\u00ec sar\u00e0 un po’ meno difficile risalire la china e superarla!”<\/em>.<\/p>\n
Il perch\u00e9 mi era chiaro gi\u00e0 da allora: se io mi faccio vedere gi\u00f9 di morale, chi sta intorno a me si sente ancora peggio perch\u00e9 non sa come aiutarmi ed io sto male, mi innervosisco e mi intristisco perch\u00e9 li vedo in questo modo… e cos\u00ec via generando un vortice che ti trascina sempre pi\u00f9 verso il basso. La prospettiva cambia invece se sei tu per primo ad avere un approccio positivo, nonostante tutto: il mondo intorno a te assume dei colori pi\u00f9 chiari e tutto diventa diverso e anche combattere risulta meno<\/em> faticoso. Inutile dire quale sia stata la mia scelta… A volte non c’\u00e8 nulla di pi\u00f9 straordinario che fare la scelta pi\u00f9 “semplice”, la normalit\u00e0, almeno per quanto ti sia permesso da ci\u00f2 che stai affrontando.<\/p>\n
Nel frattempo c’\u00e8 il trantran<\/em> lavorativo a scandire la mia giornata: sveglia alle 6.20, treno per Genova alle 6.54, chiacchiere con i compagni di viaggio diventati ormai amici e prima dell’arrivo in ufficio, comme d’habitude<\/em> passaggio al bar all’uscita della metro di De Ferrari. L\u00ec mi aspetta la seconda colazione, cappuccio e brioche… la scusa (fino a un certo punto…) \u00e8 che la fame sia dovuta al cortisone che prendevo, ma in fondo questa \u00e8 una delle piccole “coccole” che cerco di concedermi.<\/p>\n
Dopo quel momento dedicato solo a me inizia la giornata lavorativa: per 8 ore svolgo quello che da 4 mesi era ormai il mio compito, ovvero quello del consulente informatico in Costa Crociere. Tolti i giorni di ricovero per la prima chemio non sono mancato dall’ufficio nemmeno un giorno, in occasioni di quelle successive mi limitavo a prendere permesso solo per il tempo della terapia, dopodich\u00e9 rientravo sempre al lavoro.\u00a0Non per\u00a0colpa<\/em> del fatto che in quel periodo lavorassi con un contratto a progetto (quei contratti che non prevedono n\u00e9 ferie n\u00e9 malattia), ma proprio voglia di provare a vivere la mia quotidianit\u00e0, quella in cui la terapia era un utile “accessorio”, fino a quando ne avessi avuto le forze.La testa almeno non avrebbe avuto cos\u00ec il tempo per fare voli pindarici e per farmi diventare preda di naturali paure che per\u00f2 in questo momento sarebbero state deleterie.\u00a0Ripensandoci oggi sono felicissimo di quella scelta.<\/p>\n
La quotidianit\u00e0 l’ho sempre ritenuta fondamentale, modificarla in toto o farmi guidare<\/em> nelle mie scelte dalla malattia avrebbe significato segnare un punto in suo favore, ed io non volevo cedere nemmeno un passo! Una sola cosa ho dovuto giocoforza “concedere”: nonostante il caldo agostano non potevo mettere piede in spiaggia (o “a spiaggia”, come diciamo noi originari del savonese…). Il cortisone (necessario nella mia terapia) non va d’accordo con i raggi solari, meglio stare a casa al fresco. Da amante del mare sin da piccolo, questa \u00e8 stata forse l’unica cosa che mi \u00e8 pesata un po’ di pi\u00f9 insieme al non poter fare sport…<\/p>\n
Ci sono tante cose che non dimenticher\u00f2 mai di quel periodo, ma ce ne sono due sono legate alla mia vita lavorativa a Milano.
\nLa prima \u00a0\u00e8 l’sms che mi manda la mia ex\u00a0supercapa<\/em> Antonella: “Ci saranno dei giorni difficili, ma tu sei un ragazzo forte che non molla mai! Ce la farai, vedrai!”<\/em>. Mi commuovo mentre lo leggo, anche perch\u00e9 la Anto ha sempre dato l’immagine di donna tutta d’un pezzo e questo gesto di dolcezza mi scioglie il cuore. In quel momento io non lo so, ma anche lei sta gi\u00e0 lottando contro un male che qualche mese dopo purtroppo non le dar\u00e0 scampo, a poco pi\u00f9 di 35 anni. Eppure lei in quel momento pensa a fare coraggio a me, mi hai insegnato tante cose sul lavoro e nella vita Anto, non finir\u00f2 mai di ringraziarti e di seguire il tuo esempio<\/strong>.
\nLa seconda invece \u00e8 Greg, il mio ex diretto superiore, che viene apposta a trovarmi e a farmi passare una serata fra risate, cibo e buon vino alla Sagra dei Gunbi, quella sera la parola d’ordine \u00e8 divertirsi.<\/p>\nSi avvicinavano intanto i giorni della seconda terapia e in prossimit\u00e0 di Ferragosto c’\u00e8 quello che per me ormai da anni \u00e8 un appuntamento fisso: la Sagra del Nostralino<\/strong> a Ranzi<\/strong>, sopra Pietra Ligure. La prima sera \u00e8 quella del 10 di agosto e cos\u00ec, come sempre, con gli amici ci organizziamo per una cena insieme e in sella allo scooter raggiungiamo i Bui<\/em>, la localit\u00e0 dove si svolge la sagra. Consueto menu composto di trenette al pesto, spiedini con patatine e anguria e poi classica puntata verso il banco di beneficenza. Mentre sono l\u00ec in attesa di ritirare i premi chiacchiero con Gian e la Catte, in quel momento arriva Marco, il responsabile, e mi chiede se ho voglia di dar loro una mano negli altri 4 giorni della sagra. Mi brillano gli occhi: accetto subito. L’idea di potermi rendere utile e di fare qualcosa per tenere occupata la testa mi fa stare bene.<\/p>\n
Il giorno dopo \u00e8 venerd\u00ec e lavoro, ma faccio di tutto per prendere al volo il treno che mi riporta a Pietra per le 19.30, tempo di una sciacquata veloce e poi subito sulla via di Ranzi. C’\u00e8 solo una cosa che mi rallenta: prima di partire noto come sul piatto della doccia siano rimasti tanti capelli… inizio a pensare che quel dottore con la barba che mi aveva detto che sarebbero caduti avesse ragione… Per stasera per\u00f2 non ho voglia di pensarci, voglio andare a divertirmi.<\/p>\n
La sera si fa tardi e cos\u00ec il mattino la sveglia suona\u00a0<\/em>pi\u00f9 tardi.. per fortuna \u00e8 sabato e si dorme un po’ di pi\u00f9! Quando apro gli occhi noto per\u00f2 che anche il cuscino \u00e8 pieno di capelli e passando la mano sulla testa noto che vengono via a ciocche… Sento come un pugno nello stomaco e penso che urga un “rimedio” veloce e cos\u00ec prendo la macchinetta, la imposto sui 4 mm di lunghezza e taglio, senza piet\u00e0, tanto fa caldo. Alla fine il risultato \u00e8 buono. Non sto poi cos\u00ec male.<\/p>\n
Altra sera alla sagra, altra mattinata di sonno… altro risveglio con il cuscino pieno di capelli, che seppur corti si fanno notare bene sul bianco della federa.
\nCapisco allora che \u00e8 arrivato il momento di togliere tutto: voglio essere io<\/strong> a decidere il momento in cui non averne pi\u00f9 in testa, senza<\/strong> aspettare, voglio avere ancora io la sensazione di avere in mano il pallino<\/strong> della mia vita.<\/p>\nSchiuma da barba sulla testa mi guardo nello specchio e sorrido perch\u00e9 mi sembra di vedere Babbo Natale in pieno agosto. Sono contento di essere di buon umore, perch\u00e8 in fondo questo \u00e8 uno dei momenti “drammatici” nel percorso che sto affrontando.<\/p>\n