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{"id":2030,"date":"2018-11-09T17:00:22","date_gmt":"2018-11-09T16:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unpassoallavolta.eu\/?p=2030"},"modified":"2020-11-20T15:13:22","modified_gmt":"2020-11-20T14:13:22","slug":"maratona-new-york-enrico-zanieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unpassoallavolta.eu\/maratona-new-york-enrico-zanieri\/","title":{"rendered":"“Mau, ci sei?” – La Maratona di New York, vista con gli occhi di Enrico"},"content":{"rendered":"

Maurizio \u00e8 una persona straordinaria. Uno di quelli che conosci per caso e te ne invaghisci. Un vulcano su due gambe.<\/p>\n

Per caso sono stato abbinato a lui come compagno di stanza in un albergo vicino a Central Park, una di quelle che sembrano fara parte pi\u00f9 di una bettola del Bronx piuttosto che di un albergo in uno dei luoghi pi\u00f9 prestigiosi del mondo.<\/p>\n

Per caso ci siamo trovati a condividere un\u2019esperienza unica, una di quelle esperienze che vivi perch\u00e9 hai una motivazione dentro che neanche quelli che ti stanno pi\u00f9 vicino riescono talvolta a capire fino in fondo. Ed invece con Maurizio ci siamo capiti al volo.<\/p>\n

Per caso il destino ci ha fatto incontrare, per caso condividiamo le stesse passioni.. quasi la stessa et\u00e0, vite diverse e chilometri di distanza azzerati da un evento di portata mondiale dove trovarsi \u00e8 impossibile anche se hai un GPS progettato dalla Nasa…<\/p>\n

Maurizio mi ha accolto subito a braccia aperte nonostante fossi un perfetto sconosciuto che gli \u00e8 entrato in camera alle 2 di notte, perch\u00e8 il mio aereo arrivava a quell’ora.<\/p>\n

Per caso ci siamo ritrovati a condividere tutte le emozioni del pre\/gara. Tutte (e sono state tante..).<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Per caso per qualche ragione non ha potuto correre con l\u2019amica con cui avrebbe dovuto farlo.<\/p>\n

Per caso abbiamo fatto quel lungo viaggio che porta alla partenza, scambiandoci incoraggiamenti, pensieri ed anche qualche barretta energetica.<\/p>\n

\"\"Sempre per caso poi \u00e8 capitato che ci siamo trovati insieme allo sparo di cannone sul ponte di Verrazzano dove il vento \u00e8 forte e sei come una sardina in mezzo ad altre decine di migliaia di persone.<\/p>\n

Colpo forte. Partiti. Col cuore impavido di un pivello che pensa di spaccare il mondo ho accelerato sull’onda del trasporto delle persone arrivate da tutto il mondo per vincere la loro maratona (i New Yorkers dicono che chiunque tagli il traguardo ha \u201cvinto\u201d la maratona di New York<\/em>).<\/p>\n

\"\"La salita del ponte di Verrazzano \u00e8 la prima, ma forse per questo \u00e8 la pi\u00f9 facile: le tue gambe che non aspettavano altro che sgranchirsi dopo ore di attesa e mesi di preparazione.<\/p>\n

\u201cVai piano Enrico che c\u2019\u00e8 tempo\u201d<\/em>… un refrain che avrei sentito fino al trentesimo chilometro dove sarei probabilmente rimasto se non avessi deciso di seguire quel consiglio. S\u00ec, perch\u00e9 la maratona non \u00e8 proprio come il mio sport. Io arrivo dallo sci e l\u00ec dai tutto in un minuto e mezzo ed in quel tempo devi metterci tutto, devi usare muscoli, testa, cuore, valori e tutto quello che rimane perch\u00e9 in quelle frazioni di tempo non hai modo di prendere il resto come al bar. Devi dare tutto in una manciata di secondi e ogni centesimo conta!<\/p>\n

Ma la maratona no. \u00c8 una sfida di controllo, di strategia e di riflessione: anche qui arrivi alla fine ed il \u201cresto\u201d non lo prendi, ma solo perch\u00e9 dopo 42km non ti \u00e8 rimasto niente ancora da poter dare… Ma questo \u00e8 quello che mi hanno raccontato, in fondo io sono solo alla prima maratona e non so davvero come sar\u00e0 correre 42.195 metri.<\/p>\n

\u201cEnrico rallenta\u201d<\/em>. Ecco la sua voce… E mentre correvo pi\u00f9 forte di lui guardavo sempre indietro perch\u00e9 sentivo che avevo bisogno di quel freno e non lo volevo perdere. \u201cMau ci sei?\u201d. <\/em>Se non lo vedevo lui alzava il braccio e mi urlava \u201cCi sono!\u201d<\/em>. E cos\u00ec sar\u00e0 per molti chilometri…<\/p>\n

Dopo il secondo miglio cominciano i ristori. Prendiamo acqua entrambi (\u201cMau ci sei?\u201d<\/em>. \u201cCi sono\u201d<\/em>.) e corriamo verso Brooklyn ed oltre, in una giornata mozzafiato e non solo per via della corsa. Ancora un chilometro. I primi dieci vanno lisci come l\u2019olio sull’onda dell\u2019entusiasmo..<\/p>\n

A un certo punto dal nulla Mau se ne esce con una frase che mi gela:\u201cEnrico mi scappa la pip\u00ec, devo fermarmi al primo bagno dove non c’\u00e8 coda\u201d.<\/em>\u00a0Penso \u201cCazzo no..\u201d<\/em>, ma mi esce solo un\u00a0\u201cMau fattela addosso\u201d<\/em>\u00a0in questo dialogo fra matti<\/em> lui mi risponde solo\u00a0\u201cNon ci riesco\u201d<\/em>. Penso: \u201c<\/em>Provaci, vedrai che quando ti scappa forte la fai, guarda che se ci perdiamo non mi ritrovi pi\u00f9\u201d<\/em>.<\/p>\n

\u201cEnrico non forzare\u201d<\/em>\u00a0mi dice lui e io rispondo \u201cTranquillo Mau\u201d<\/em>\u00a0ma lo faccio sempre guardando l\u2019orologio con ossessione compulsiva di chi la maratona non solo la vuole finire, ma vuol anche cercare quel qualcosa in pi\u00f9 da raccontare ai nipoti. Andiamo avanti cos\u00ec fino ai 15..<\/p>\n

I primi rifornimenti sono iniziati da un po\u2019. Per i primi chilometri solo acqua ma ora i 10.000 volontari cominciano a distribuire anche i sali. Segno che la cosa comincia a farsi seria. La folla comincia ad essere pi\u00f9 copiosa, si vedono tantissimi striscioni, gente che canta e che balla, musica a palla, quartieri mobilitati per seguire l\u2019evento dell\u2019anno. Orde di bambini che si accalcano sui marciapiedi per porgerti un \u201ccinque\u201d… per darti un\u2019incitazione od un altrettanto gradito pezzo di banana. Arrivano i 21 km e la mezza passa senza quasi accorgersene.<\/p>\n

\u201cCome stai Enri?\u201d \u201cA posto Mau e tu?\u201d<\/em>\u00a0\u201cTutto ok ma tu non forzare\u201d<\/em> mi dice lui, mentre noto che a volte sembra fare un po\u2019 fatica a seguirmi. Gi\u00e0 da un paio di rifornimenti ci scambiamo cortesie: la sosta rallenta ed uno dei due si ferma a prendere acqua anche per l\u2019altro. Beviamo un bicchiere in due, ogni miglio e mezzo, e sar\u00e0 cos\u00ec fino alla fine.<\/p>\n

Al 26\u00b0 km si presenta Lui, il ponte del Queensboro: la prima salita maledetta che picchia duro e ti ricorda che sei umano anche se a volte ti sei illuso di non esserlo. Il passaggio \u00e8 sulla parte bassa, c\u2019\u00e8 buio e la gente che prima correva accalcata, qui comincia timidamente a diradarsi anche se di poco. Qualcuno si ferma, qualcuno cammina , molti rallentano. La salita \u00e8 interminabile e siamo a poco pi\u00f9 di met\u00e0 gara nella parte pi\u00f9 semplice del tracciato (lo scopriremo dopo). Per fortuna inizia la discesa e alla fine del curvone\u00a0 per immetersi sulla 1st Avenue, che mi ricorda un po\u2019 la galleria del GP di Monaco, arriva un\u00a0 boato da togliere il fiato. In un attimo si passa dal silenzio del sottoponte al rinnovato e pi\u00f9 forte frastuono della gente.<\/p>\n

\u201cDai Enrico che c\u2019\u00e8 la facciamo\u201d\u00a0<\/em>mi dice Mau, mentre io comincio a sentire il fiato che viene meno…\u00a0 Non sono l’unico, tanti altri rallentano il loro ritmo iniziando a subire il colpo da quel ponte che sembrava finire mai.<\/p>\n

Maurizio vede il cambiamento, lo percepisce anche se la quantit\u00e0 di parole uscite dalla mia bocca sono le stesse, poche, dei primi chilometri. Il messaggio del corpo non mente e la concentrazione fa spazio alla stanchezza. \u201cSciogliti un po\u2019!\u201d<\/em>\u00a0mi dice facendomi cenno con le mani allungando le sue verso il basso.<\/p>\n

Un altro risotro… e senza dire una parola Mau prende regolarmente acqua o sali per tutti e due. Beviamo poco ma spesso. Me lo ripete come un mantra e sebbene sia lui ad essere rimasto due passi indietro fino a qui, \u00e8 sempre lui che si stacca per allungare il braccio e prendere quello che c\u2019\u00e8. Si perch\u00e9 penso che il rifornimento mi rallenti ed io non voglio perdere un secondo, sono ancora in preda dalla smania di fare bene. \u201cMau ci sei?\u201d<\/em>. Quante volte l\u2019ho ripetuto cercandolo compulsivamente dietro di me con il timore che non ci ritrovassimo pi\u00f9. Ma Mau era l\u00ec.. pi\u00f9 o meno indietro ma sempre l\u00ec, con me\u00a0 sempre a cercarlo con lo sguardo quasi come a dire \u201cOh, sta cosa la voglio fare insieme\u201d.<\/em> Sebbene io sia venuto qua da solo il filo che ci lega \u00e8 troppo bello ed adesso ce la dobbiamo godere fino alla fine. \u201cCi sono\u201d<\/em> mi dice ogni volta che giro lo sguardo per riacciuffarlo fra le decine di volti diversi che ci circondano.<\/p>\n

All’improvviso torna quella frase che non avrei voluto sentirgli dire;\u00a0\u201cEnrico mi scappa,\u00a0 alla prossima devo davvero fermarmi un secondo\u201d. <\/em>Gli rispondo di nuovo deciso: \u201cMau, sei un maratoneta, fattela addosso!\u201d <\/em>e continuiamo cos\u00ec per altri 2\/3 chilometri. Ad un certo punto mi volto e lo sento dire \u201cL\u2019ho trovato!\u201d<\/em>. Non ho tempo di dirgli nulla perch\u00e8 scatta sulla sinistra. Pensavo che si riferisse al Sacro Graal, e invece mi accorgo che aveva solo trovato un bagno libero a bordo strada. Non ho tempo di potergli dire nulla perch\u00e9 in un attimo \u00e8 gi\u00e0 dentro, giro lo sguardo allora verso la strada davanti a me, sono dispiaciuto ma determinato ad andare oltre. Penso che Mau \u00e8 forte e che potrebbe anche raggiungermi se non che la folla di corridori \u00e8 enorme e ritrovarsi una volta persi \u00e8 come cercare un ago in un pagliaio.<\/p>\n

Proseguo oltre verso il diritto della 1st Avenue…\u00a0 5 km di saliscendi interminabili dove la fatica ti spezza il fiato e quello che hai a mezzo tiro.. Non ho tempo di terminarli perch\u00e8 poco dopo quella dolorosa separazione sento una voce che mi dice “You’ll never walk alone!”<\/em>.. Sembra\u00a0un film della Pixar: dietro di me trovo di nuovo ritrovo il mio compagno di merende, perch\u00e8 nel frattempo oltre ai sali hanno cominciato a darci anche qualche banana. Provo una bellissima sensazione, davvero una delle pi\u00f9 belle che abbia mai provato. Forza Mau, penso dentro di me, sei stato un grande e sei riuscito a ritrovarmi fra quelle migliaia di maratoneti. Col suo cappellino simbolico dei mondiali del 2006 (poi mi avrebbe raccontato che lo usava per coprirsi la pelata<\/em> mentre affrontava affrontato la malattia) mi sorride con sguardo fugace e soddisfatto. Siamo di nuovo insieme e da questo momento sento che non ci sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno di chiedergli \u201cci sei Mau?\u201d.<\/em><\/p>\n

E menomale perch\u00e9 dal 30\u00b0 km mi comincia a mancare fiato, gambe e tutto quello che serve. \u201cDai Enri ci siamo, ancora qualche chilometro\u201d<\/em>.. sappiamo entrambi che \u00e8 una bugia.. ne mancano tanti ed i pi\u00f9 difficili. La sfida comincia da qui. Ma fra un bicchiere di sale, un incoraggiamento e la folla che ti acclama come se stessi tentando un\u2019impresa titanica si arriva alla fine della lunghissima 1stAvenue e si attraversa il Bronx prima di rientrare verso Harlem..<\/p>\n

\"\"Manca solo un ponte da attraversare e una persona a bordo strada tiene un cartello con scritto pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cHey guys, this is the last damned bridge\u201d<\/em> (Questo \u00e8 l\u2019ultimo dannato ponte). Lo attraversiamo e ci accoglie Harlem, con una folla che urla a suon di tamburi. \u201cThe last damned bridge\u201d<\/em> mi ripeto mentre guardo Mau che ormai da un paio di km mi ha gi\u00e0 affiancato, sento che comincio a cedere sotto l\u2019implacabile ritmo delle salite di New York.<\/p>\n

Siamo ai 35 e Mau \u00e8 gi\u00e0 da un po\u2019 che continua a prendere acqua, sali e cibo ed a dividerli con me senza chiedermi niente. Ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di parole ed io forse non ne ho pi\u00f9 davvero. Cominciano i crampi alla gamba destra e mancano ancora pi\u00f9 di 8km. Si arriva nel punto peggiore che \u00e8 la salita che arriva prima del rientro sul diritto di Central Park. Mau ha ancora forze e fiato per ringraziare la folla mentre io quelle voci comincio a non sentirle pi\u00f9. Altre volte in allenamento sono stato in crisi ma ora \u00e8 diverso.. ora ci sono i 36 km oltre i quali non ero mai andato. Oltre ci sono i dolori lancinanti talmente forti che fai fatica a distinguerne la provenienza. \u201cDai Enrico che ci siamo davvero\u201d<\/em>. Vorrei credergli. \u201cL\u2019ultima salita e ci siamo\u201d<\/em>.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Con intelligenza chirurgica non dice mai \u201cl\u2019ultima e siamo arrivati\u201d<\/em> perch\u00e9 io mi sento che arrivati lo siamo davvero,\u00a0 ma al capolinea e non alla finish line. Distolgo l\u2019attenzione dal dolore al tricipite della gamba destra dovuto al principio di lei crampi. La salita li ha \u201cleniti\u201d un po\u2019 ma un km dopo, molto democraticamente, si fa sentire anche la gamba sinistra. Mi maledico. Se vengono i crampi \u00e8 tutto finito. Non ce la faccio non \u00e8 un termine che uso ma stavolta ci sta tutto.<\/p>\n

\u201cDai Enrico che ce la facciamo\u201d<\/em>. Mi viene da sorridere che il giorno prima facevamo il verso a Gianni Morandi sulla stregua di \u201cuno su mille ce la fa\u201d. Ma adesso non si scherza ed il pensiero passa in un attimo. \u201cDai Enrico dai\u201d<\/em>..<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Maurizio \u00e8 l\u2019unico a sapere il mio nome e lo ripete allo sfinimento. La salita non finisce pi\u00f9, ho il fiato corto e le gambe a pezzi, il piede che ora sente persino una scarpa allacciata troppo. La spalla che urla per le contratture nonostante il nastro del fisioterapista. Non ce la faccio,sono gi\u00e0 due volte che me lo dico e non era mai successo in vita mia. Ancora salita. Un dislivello di 253mt.. nessun altra maratona \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n

Manca un chilometro. Maurizio comincia a godersi il momento e ringrazia la folla di nuovo. Ha energie per tirare fuori anche una action cam e pochi metri dopo persino la bandiera italiana. Sono gli ultimi metri. Ormai quel \u201cci siamo\u201d<\/em> assume un sapore ed una forma che si porta dietro mesi di sofferenza, preparazione, sudore, lacrime, tempo sottratto alla tua famiglia.<\/p>\n

Ultimi 400 metri. Tiro fuori anche io la bandiera che \u00e8 ora l\u2019unica cosa che mi identifica a parte il pettorale che mi porto dietro da ormai quasi 42km. Ci siamo davvero. Non ho forza di pensare, non ho occhi per sentire niente, se non il dolore puro. Mi rimangono per\u00f2 gli occhi per vedere Maurizio e la bandiera, Maurizio e le sue battaglie, Maurizio e la sua malattia, le cure, gli ospedali, i pianti dei familiari ed il suo cappellino dei mondiali in un letto di ospedale dove la folla non c\u2019\u00e8 e sei solo con te stesso. Ma vedo anche quel Maurizio che da maratoneta \u00e8 diventato pacer e coach, che \u00e8 stato guidato, ispirato e supportato e che ora fa la stessa cosa con gli altri.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Abbiamo concluso con lo stesso identico tempo.Mi ha aspettato come si fa quando si \u00e8 grandi. In camera mi dir\u00e0 che anche lui sentiva di non averne pi\u00f9 (anche se secondo me ne aveva ancora ed avrebbe potuto fare di meglio).<\/p>\n

Vedo Maurizio ed un secondo dietro vedo me: ce l\u2019ho fatta pure io con le mie battaglie interiori e la voglia di essere grande come lo \u00e8 stato lui oggi ed in altre mille circostanze.<\/p>\n

Oggi siamo stati grandi in due. Ci siamo trainato ed ispirato a vicenda. Cos\u00ec succede nelle grandi squadre. Cos\u00ec succede fra persone che condividono pi\u00f9 di una maratona..<\/p>\n

Grazie Mau…<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

A proposito.. \u201cci sei Mau?\u201d<\/p>\n

Enrico Zanieri
\n<\/em><\/p>\n

@zanierienrico<\/em><\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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